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Test e pericolosità

“Vaccini: stop alle fake news”

Nuova rubrica in collaborazione con Di Perri e Stecco

Vaccino Covid-19

Come affrontare la gestione della pandemia

Inizia con questo articolo la rubrica “Vaccini: stop alle fake news”, grazie alla collaborazione di Giovanni Di Perri, direttore del Dipartimento di Malattie infettive dell’ospedale Amedeo di Savoia e della Scuola di specializzazione in Malattie infettive dell’Università degli Studi di Torino e di Alessandro Stecco, presidente della Commissione regionale Sanità, che rispondono alle principali obiezioni e "fake" sui vaccini che vengono diffuse su web e social.

“I vaccini sono stati preparati in meno di un anno e non possono essere sicuri perché non sono testati”.

I vaccini sono stati sperimentati su numeri di soggetti compresi fra 30.000 e 50.000; questi numeri permettono di verificare la frequenza degli effetti collaterali che si verificano più spesso. Chiaro che il verificarsi di effetti collaterali rari o rarissimi si rende palese solo su milioni di persone vaccinate. Il carattere di emergenza planetaria che ha assunto il Covid-19 non ha permesso altre soluzioni, e non c’è dubbio che l’aver allestito uno e più vaccini efficaci in tempi così ristretti va giudicato come un grandissimo successo.

Astrazeneca è il vaccino più pericoloso di tutti.

Il preparato vaccinale sviluppato dal Consorzio Astra Zeneca – Oxford (Vaxzevria) presenta un rischio variabile da 5 a 12 casi per milione di vaccinazioni di trombosi profonde atipiche (occlusione delle vene profonde), specie a carico dei visceri addominali e del sistema nervoso centrale, dopo la prima somministrazione (molto meno dopo la seconda). Questo rischio appare essere in particolare confinato a soggetti di sesso femminile in età fertile, benchè più raramente possa accadere anche in altri individui. Per il resto non emergono altre particolarità, e l’efficacia protettiva è stata confermata in diversi paesi. L’atteggiamento prudenziale attuale delle nostre autorità sanitarie è quello di non somministrarlo più a soggetti al di sotto dei 60 anni d’età, mentre, ad esempio, in Inghilterra tale limite è posto all’età di 30 anni. In altri paesi non viene somministrato (ad esempio in Danimarca).

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