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La posizione

Stecco: "Metodo dell'Ue sul piano vaccinale rallenta le Regioni"

"Ritardi nelle consegne e impossibilità di comprarsi le dosi"

Alessandro Stecco

Alessandro Stecco, presidente Commissione regionale Sanità

Il metodo dell’Unione Europea sul piano vaccinale merita una riflessione. L’impossibilità di acquisto diretto, ad esempio, rallenta la capacità delle Regioni, che sicuramente potrebbero effettuare più vaccini di quelli che realmente inoculano”. Si espone così Alessandro Stecco, presidente della Commissione regionale di Sanità, sulle dosi  da distribuire ai territori per combattere l’epidemia Covid.

“Una riflessione dobbiamo farla sul celebratissimo metodo con cui l'Unione Europea ha contrattualizzato il vaccino con le aziende farmaceutiche, impedendo acquisto diretto e magazzino ai singoli stati membri e di riflesso anche alle Regioni – scrive Stecco con un post su Facebook - In teoria se tutto fosse stato perfetto, sarebbe una bella cosa, almeno all’apparenza. In pratica lo è un po’ meno: le aziende produttrici non stanno fornendo le quantità corrette e non stanno nei tempi di consegna; le regioni possono solo sperare di ricevere in tempo e le quantità, ma ogni salto o spostamento significa riadattare il piano vaccinale; i Paesi non membri UE, cito Inghilterra, Israele per esempio si sono comprati e hanno in magazzino vaccini per tutti;  altri Paesi non membri UE, come la Serbia, offrono a chi può permetterselo la possibilità di andare pagando e scegliersi quale vaccino (e li hanno tutti compreso Sputnik), rendendo ancora maggiori le diseguaglianze tra chi può pagare e chi no, inducendo un turismo del vaccino. Nel frattempo noi potremmo vaccinare di più: l'organizzazione c'è, ma rischiamo di essere sempre corti o in difetto di materia prima e con più tempo da preventivare per vaccinare tutti e riaprire tutto in pianta stabile”, conclude il presidente della Commissione regionale Sanità.

 

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