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Sulla mia strada

Dio non considera i nostri pensieri ma porta avanti le nostre speranze

La rubrica di monsignor Sergio Salvini

La rubrica 'Sulla mia strada' è curata da monsignor Sergio Salvini, parroco di San Cristoforo e delegato diocesano dell'Oftal.

Si legge nel Vangelo di Giovanni: "Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi".

Un vescovo a Natale ha posto ai suoi fedeli queste domande:

Questo mondo è un mondo di tenebra o un mondo di luce?

Questa nostra vita è un bene o un male?

Che senso ha il trascorrere del tempo?

Chi sono io? Dove vado a finire?

Commenta monsignor Salvini: "Lui le ha definite 'domande intelligenti' che il mistero dell’Incarnazione suscita. Mi associo a Lui… In ogni vita c’è santità e luce. Nessuno potrà più dire: qui finisce la terra, qui comincia il cielo, perché ormai terra e cielo si sono abbracciati. E nessuno potrà dire: qui finisce l’uomo, qui comincia Dio, perché creatore e creatura si sono abbracciati e, almeno in quel neonato, uomo e Dio sono una cosa sola. Almeno a Betlemme. Scrive il Papa nella Evangelii gaudium: Gesù è il racconto della tenerezza del Padre. Allora la traduzione, libera ma vera, dei primi versetti del Vangelo di Giovanni, possiamo leggerla pressappoco così: In principio era la tenerezza, e la tenerezza era presso Dio, e la tenerezza era Dio... e la tenerezza carne si è fatta e ha messo la sua tenda in mezzo a noi".

Prosegue monsignor Salvini: "Dio non plasma più l’uomo con polvere del suolo, dall’esterno, come fu in principio, ma si fa lui stesso, teneramente, polvere plasmata - il grande miracolo -  e il bambino di Betlemme è carne universale. A quanti l’hanno accolto ha dato il potere...Quale potere?… Non solo la possibilità o l’opportunità di diventare figli, ma un potere, una energia, una vitalità, una potenza di umanità capace di sconfinare. Uno studioso di Sacra Scrittura afferma: Dio non considera i nostri pensieri, ma prende le nostre speranze e attese, e le porta avanti. Nella tenerezza era la vita, e la vita era la luce degli uomini. La vita vista come una grande parabola che racconta Dio; un Vangelo che ci insegna a sorprendere parabole nella vita, a sorprendere perfino nelle pozzanghere della terra".

A Natale, dove l’infinitamente grande si fa infinitamente piccolo, la storia comincia a contare gli anni, a raccontare la storia.

Questo è il nodo vivo del tempo, che segna un prima e un dopo.

Attorno ad esso danzano i secoli e tutta la vita.

Oggi il rischio è che sulla speranza prevalga la rinuncia.

Non è facile ripartire dopo una pandemia. Resta nell’aria un senso di sospetto…

Questa è l’ora di rendere forte ciò che abbiamo in noi, è un passo per la sopravvivenza e la speranza. Il mondo non deve perdere il coraggio, la speranza... Non oggi.

Facciamo sì che questo Natale blindato divenga cantiere di speranza e d’amore.

 

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