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Cresciuto nella Pro Belvedere spiccò il volo verso il Casale per una lunga carriera. Tra i pali fino a 43 anni

Pozzati, il portiere che parava senza guanti

"Indimenticabili i due anni alla Juve Domo. Con i nerostellati e il Novara altre belle soddisfazioni"

Pozzati David

David Pozzati, 57 anni

Portiere di altissimo livello, per lui tantissima Serie D, parecchia C, David Pozzati aveva come caratteristica quella di parare senza guanti, a mani nude, per abitudine. Ora, da anni, è preparatore dei portieri alla Fortitudo Occimiano. Nato il 29 marzo 1963, ha smesso di giocare a 43 anni inoltrati.


David, dove è iniziata la tua avventura calcistica?
All’allora Pgs Pro Belvedere Vercelli nei Pulcini e subito da portiere. Sono stato in quella società fino ai Giovanissimi quando sono passato al Casale dove ho terminato il percorso tra i giovani nella Berretti e divenni terzo portiere in prima squadra in Serie C1. Esordii poi a 21-22 anni in C2.


Dopo il Casale dove hai giocato?
All’Omegna in C2, poi a Vigevano in Serie D, e a seguire due belle stagioni nella Juventus Domo dove conquistammo il campionato di Serie D e in C2 ci salvammo allo spareggio, ai rigori ad oltranza. Una serie infinita, mancavamo solo noi portieri a calciare. Quell’anno ci davano per spacciati, invece ci salvammo. Sono poi andato al Bellinzago dei tempi d’oro e il primo anno ebbi come allenatore Pierino Prati. Tornai in C2 con il Novara di mister Luigi Delneri, due stagioni toste, poi alla Biellese un anno in D. Il mio curriculum prosegue con due anni all’Ivrea, mentre al ritorno al Casale eravamo in Eccellenza e salimmo in D con mister Pietro Petrucci, e in quella categoria arrivando secondi dietro la Biellese. Poi andai al Moncalieri di Aghemo per due anni. Ma sono stato anche al Santhià vincendo il campionato di Prima Categoria e salvandoci allo spareggio in Promozione. A fine carriera ho giocato al Fontanpal vincendo il campionato di Prima Categoria e poi nacquero Le Grange dove terminai la carriera a quasi 44 anni.


Cosa ti portò a decidere di smettere?
Fisicamente non ce la facevo più, un po’ l’età e un po’ il lavoro non mi permettevano più di essere come prima. Era giusto lasciare e lo feci a metà stagione.


Però non hai lasciato il calcio, vero?
No, ho iniziato la carriera da preparatore dei portieri alla Moncalvese. Ora da circa sette anni sono alla Fortitudo Occimiano dove alleno i portieri dai Pulcini alla prima squadra.


Quali sono stati gli anni più belli nella tua carriera?
Senza dubbio le due stagioni a Domodossola, vincendo la Serie D il primo anno e conquistando la salvezza in C2 l’anno dopo. Ma non sono state da meno le esperienze al Novara, al Bellinzago, all’Ivrea. Un ricordo speciale lo conservo ovviamente del Casale, dove ho iniziato in prima squadra e dove sono tornato conquistando l’accesso alla Serie D dove arrivammo dietro alla Biellese. Quando andammo a casa loro ci seguirono sette pullman di tifosi nerostellati.


Ci sono momenti o persone che ricordi in particolare?
Senza dubbio la prima stagione a Bellinzago quando arrivai ad appena prima di Natale senza subire nemmeno un gol. Al termine di quella stagione fui il quarto portiere meno battuto in Italia, al primo posto c’era Sebastiano Rossi del Milan. Ricordo con grande piacere mister Pierino Prati, mi ha insegnato tanto, e Luigi Delneri, tosto e preparato.


Ci sono altri episodi che ricordi?
Le amichevoli contro tante squadre di Serie A, specie quando ero al Casale. La Juventus a inizio stagione allo stadio “Palli” disputava sempre la prima amichevole ufficiale. C’erano persone accalcate in ogni angolo. Che soddisfazione vedere tutto quel pubblico. Ho avuto il piacere di disputare amichevoli contro giocatori come Platini, Zidane, Ravanelli e Vialli, contro il Milan di Wilkins e Hateley, la Samp di Vierchowood, Mancini e Vialli, e contro il Torino.


Com’è cambiato il ruolo del portiere dai tuoi inizi?
Ho visto le varie trasformazioni di questo ruolo, dal solo uso delle mani, al passaggio indietro, al dover saperci fare con i piedi. Come ho visto cambiare il calcio italiano dalla marcatura a uomo alla zona mista fino alla zona. Ora il portiere deve saper usare i piedi, deve saper giocare la palla, è l’undicesimo giocatore a tutti gli effetti.


La tua caratteristica era quella di non utilizzare i guanti: come mai questa scelta?
Paravo a mani nude per abitudine. All’inizio non c’era quella grande disponibilità di guanti, così mi abituai a parare senza e ho continuato a farlo per tutta la mia carriera, anche quando i guanti c’erano. Addirittura, finché si è potuto fare, non ho utilizzato nemmeno i calzettoni da portiere. Oggi ai miei ragazzini in allenamento insegno a parare senza guanti, poi in partita li utilizzano, ma ritengo utile che imparino a non usarli in allenamento, aiuta la sensibilità delle mani.


Quali erano i tuoi punti di forza?
Ero un ragno tra i pali, ero fortissimo, mentre uscivo veramente poco dalla porta.


Nella tua lunga carriera rimpiangi di non essere salito più su di categoria?
Forse alla B sarei potuto arrivare, ma non era così semplice, serviva, per così dire, la spinta giusta. Ma non ho rimpianti, non mi lamento della mia lunghissima carriera, sono soddisfatto di quanto ho fatto e sono contento ora di insegnare ai giovani.


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