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L'allenatore della squadra che milita in Promozione è una colonna della società vercellese

Costanzo: "Il Bianzè è il mio terzo amore"

"Sono triste perchè lo stop a causa del Coronavirus mi tiene lontano dai ragazzi e dagli amici"

Costanzo Alberto

Alberto Costanzo, 57 anni, allenatore del Bianzè (foto Bozzarelli)

«Dopo mia moglie e mia figlia, il mio terzo amore è il Bianzè, che in questo momento mi manca davvero moltissimo». 
Alberto Costanzo, nato il 21 aprile 1963, è un fedelissimo del sodalizio bianzinese, dal quale in carriera si è separato molto poco.
Costanzo ha un quarto amore, il Torino e illustra subito un aneddoto: «Sono nato il primo giorno del segno zodiacale del Toro, non potevo che essere un tifoso granata, con tanta sofferenza. E quando nacqui era domenica, così mio papà dovette perdersi la partita tra Torino e Milan. Era tutto nel mio destino, il calcio, la domenica di sport, il Toro, il Bianzè, perché sono uno dei pochi rimasti ad essere nato proprio a Bianzè».
Sulla sua carriera calcistica spiega: «Le giovanili le ho svolte tutte nel Bianzè, tranne una fugace annata al Santhià nei Giovanissimi. Ho esordito poi in prima squadra al Bianzè quando avevo tra i 15 e i 16 anni, in Seconda Categoria. Fu particolare, c’erano molte assenze in prima squadra e mi chiamarono per andare a dare a man forte. Mi fecero giocare, era contro il Caresana, e segnai subito due gol. E nelle ultime giornate andai quasi sempre a segno quando entravo. Quell’inizio folgorante fece sì che in molti mi cercassero, ma io sono rimasto a Bianzè, tanto che a 17 anni mi cercò la Pro Vercelli. Conoscevo i miei limiti e quindi rifiutai, rimanendo dov’ero e preferendo lo studio alla carriera nel calcio, così poi mi laureai in scienze dell’informazione, sono un informatico e sono felice di quella scelta, per la mia carriera lavorativa ne è valsa la pena».
Costanzo aggiunge: «In prima squadra ho però lasciato il Bianzè, una volta per andare a Saluggia, un’altra a Tronzano, per tre anni, poi tornai a casa ma a 29 anni si interruppe la mia carriera per un bruttissimo infortunio alla caviglia che mi fece prendere la decisione di smettere. Ho comunque quasi sempre giocato in Seconda Categoria e quasi sempre fedele al paese».
Costanzo era partito da centrocampista nelle giovanili per poi avanzare: «In prima squadra mi convertirono ad attaccante esterno, ma invecchiando divenni prima punta e negli ultimi anni segnavo parecchio. A Tronzano in una stagione feci una ventina di reti e spesso rimasi in doppia cifra».
La carriera da allenatore non partì subito: «Quando giocavo allenavo i ragazzini del paese, poi quando smisi di giocare non iniziai subito la carriera in panchina che poi ripresi in seguito con la prima squadra, alternandola con il ruolo da direttore sportivo. Sono poi tornato sulla panchina in Prima Categoria, ci sono da dieci anni escluso l’anno del salto in Promozione con Gigi Putrino allenatore e io direttore sportivo. Il mio ruolo a Bianzè è comunque da tempo un po’ quello dell’allenatore manager. Lo faccio per il paese e per la società. Via da Bianzè penso che non lo farei».
Costanzo prosegue: «Il Bianzè calcio è il mio terzo amore dopo mia moglie e mia figlia, è un affetto forte quello che provo per questa società e con lo stop per il Covid-19 mi manca molto, anche se ci sentiamo sempre con i ragazzi e comunque sto tenendo la contabilità dell’impianto, perché saremo fermi ma le bollette da pagare arrivano».
L’allenatore termina: «Il calcio da quando ho iniziato è cambiato moltissimo, me ne accorgo allenando quanto il livello di atletismo sia aumentato e ci sia molta più tattica. Bisogna sempre studiare e aggiornarsi, preparare al meglio ogni situazione e partita. Il Bianzè salendo in Promozione ha registrato un cambio organizzativo, atletico e tattico elevato».

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