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La richiesta

Gissi: emendamenti al decreto per dare senso al tavolo di reclutamento

"Ne va della credibilità del Patto per la Scuola"

Scuola

Se il tavolo sul reclutamento vuol avere un senso e una prospettiva, vanno cambiate, e di molto, le misure previste in materia nel decreto “sostegni bis”. Ne va della credibilità del Patto per la Scuola, rispetto al quale il decreto evidenzia numerose contraddizioni di merito e di metodo. Servono interventi emendativi su cui la CISL Scuola ha già messo a punto proposte precise. Le sottoporremo alle forze politiche e ai gruppi parlamentari, ma dovrebbe essere lo stesso Ministro a farsi protagonista di un’azione necessaria per ricondurre a coerenza i comportamenti del Governo di cui fa parte.
Chi ha scritto quelle misure probabilmente conosce poco e male la realtà della scuola: con i meccanismi di reclutamento proposti, delle tanto sbandierate 70.000 assunzioni, già largamente insufficienti a coprire un numero ben più elevato di posti vacanti, se ne potranno fare, se va bene, la metà. Siamo pronti a dimostrarlo con le elaborazioni che abbiamo fatto su dati desunti dalle informative ministeriali, evidentemente non a conoscenza di chi ha scritto materialmente il decreto. E lunedì, con gli esiti della mobilità, potremo avere un quadro ancora più preciso di ciò che ci attende per il primo settembre.
Altro che tutti in cattedra il primo settembre, il rischio vero è che si ripeta ciò che quest’anno non sarebbe mai dovuto accadere, cioè una marea di posti scoperti e destinati a rimanere tali per settimane e per mesi. Da molto tempo chiediamo che l’attenzione e l’impegno si concentrino su un buon avvio dell’anno scolastico, il decreto sembra andare in direzione esattamente contraria, addirittura sancendo per legge un balletto delle cattedre ad anno scolastico iniziato, anziché scongiurarlo come sarebbe stato logico attendersi.
Il tavolo sul reclutamento è stato aggiornato ad una successiva convocazione, ma come ho già detto occorre fare in modo che non ne venga minata la ragion d’essere. Non c’è dubbio che motivazioni e obiettivi della manifestazione indetta per il 9 giugno restano tutti confermati: il Governo, ma anche le forze politiche e il Parlamento, non commettano l’errore di negare ascolto al mondo della scuola. Sarebbe una grave mancanza di riguardo rispetto a un milione di persone che attendono da anni un giusto riconoscimento del lavoro che svolgono, ma soprattutto si rischierebbe di compromettere la possibilità di fare del dopo pandemia una stagione di impegno diffuso e condiviso per l’innovazione, la crescita e il rilancio del nostro sistema scolastico.

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