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Aveva 55 anni

Trino dà l'addio a Paolo Jonah Bonato

Era un rappresentante di spicco della comunità ebraica

Paolo Jonah Bonato

Paolo Jonah Bonato

Elegante nel porsi con la gente, mai sopra le righe, benvoluto. La scomparsa di Paolo Jonah Bonato è una grave perdita per la città di Trino e per la comunità ebraica trinese e vercellese. Aveva 55 anni e ha sempre dimostrato di essere una persona di grande cultura, pacata e con la quale era possibile discutere di ogni argomento. Vastissimo il cordoglio che in queste ore la città sta mostrando ai suoi famigliari.

La famiglia Bonato è l’unica rappresentante della comunità ebraica a Trino: composta appunto dall’appena scomparso Paolo, di famiglia veneziana da parte di mamma e sempre veneta da parte di padre, sua moglie Jil Krakow, newyorkese, e il figlio David Alessandro Avraham, quest’ultimo protagonista del primo Bar Mitzvah a Vercelli dopo 63 anni, un evento storico avvenuto nel giugno 2020. Lo stesso David era stato protagonista della prima Brit Milà, la circoncisione, dopo decenni, ormai qualche anno fa. In occasione del Bar Mitzvah del figlio, Paolo Bonato aveva preparato un toccante messaggio: "Con l'amore di tua madre e con l'aiuto di Dio, ti ho dato la vita. Da quel giorno e per sempre, sarai tu ad alimentare la mia di vita... Ogni giorno, ogni istante! Ti amo, figlio mio".

Paolo Bonato, nato il 1° marzo 1966, trader finanziario, era sempre disponibile ad intervenire su ogni argomento che potesse riguardare da vicino la comunità ebraica, ma lo ha sempre fatto a modo suo, con pacatezza e rispetto per le opinioni di tutti. Nel 2014, in un’intervista a La Sesia, aveva raccontato il suo approccio alla religione ebraica: "La famiglia di mia nonna è di origine ebrea. La mamma della mia bisnonna era ebrea e si chiamava Ester Zaltan, e ogni tanto mia nonna mi raccontava aneddoti vari tra cui quelli di un cugino che fu deportato ad Auschwitz. Così, scavando nelle mie radici familiari, ho deciso di abbracciare la religione ebraica per la quale il mio è un “ritorno”. Ho così iniziato a frequentare le comunità ebraiche di Torino e Milano e nel frattempo la mia decisione venne suggellata dall’incontro con mia moglie, ebrea, nel 2000. Ho cominciato a riavvicinarmi alla religione ebraica a 18 anni, a frequentare le comunità a 23-24 anni". Raccontò che "quando la mamma è ebrea, il figlio lo diventa automaticamente, se lo è il padre non è così, perché solo mater certa est. Il mondo ebraico è molto pragmatico per tante cose, non è gerarchico e il rabbino è alla portata di tutti coloro che vogliano conferire con lui". Prima di diventare ebreo era cattolico, disse, "e molto attaccato alla fede. Anche se spesso ero in contrasto con la Chiesa". Bonato, oltre a Paolo, portava anche il nome Jonah: "E’ il mio nome ebraico, era quello del cugino di mia nonna".

Paolo Bonato era una persona molto attiva, sportiva, e nel 2000 affrontò la traversata dell’oceano Atlantico, ventisei giorni in barca per realizzare un sogno. Aveva la patente nautica, il mare era la sua passione, tanto che da esso e dalla vela venne stregato. Fu grazie a quella traversata che conobbe sua moglie Jil. E da buon sportivo nel 2008 affrontò la maratona di New York insieme all’amico Marco Aimone. Un ricordo di Bonato lo traccia lo storico trinese Pier Franco Irico che con lui ha avuto varie collaborazioni per i libri sulla comunità ebraica trinese: "L’ho conosciuto ne più di dieci anni fa alla sinagoga di Casale Monferrato in occasione della presentazione di un mio libro sugli ebrei. Col tempo abbiamo incrementato e saldato la nostra amicizia e insieme abbiamo dato vita a diverse iniziative e collaborazioni. Fu lui a scrivere la prefazione di un altro mio libro sugli ebrei e infine anche sui figlio David ha fatto altrettanto per il mio ultimo lavoro. Mi spiace molto per la scomparsa di Paolo, ci eravamo molto legati, era una persona elegante nei modi di rapportarsi con le persone, era prudente e discreto".

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