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Un'emozione unica

I 60 anni della costruzione della pista di Balocco

Ha svezzato tutte le Alfa Romeo da corsa più famose degli ultimi dieci lustri

Pista di Balocco

Le prime prove sulla pista di Balocco (foto archivio famiglia Grandi)

Con una entusiasmante diretta Facebook si sono celebrati domenica 11 aprile i 60 anni dall’inizio della costruzione della pista prove di Balocco dell'Alfa Romeo (più correttamente “Centro Sperimentale”), originariamente composta da un tracciato principale e altri percorsi minori per i collaudi delle vetture da strada e da corsa della casa milanese, preziosissimo impianto sempre all'avanguardia che nel tempo si è via via evoluto diventando, oggi, il principale “Proving Ground” (ma anche illustre sito di presentazioni marketing) del gruppo Stellantis. Alle attività strettamente legate alla produzione in serie, per cui la pista era stata specificatamente progettata, si affiancò immediatamente l'attività di Autodelta, che a Balocco sviluppava le proprie vetture da corsa. Grazie al supporto dei materiali del Centro Documentazione Alfa Romeo e la testimonianza di Carlandrea Arcelloni, attuale direttore dell'impianto, si è dunque - sebbene virtualmente - letteralmente entrati in pista e nel territorio vercellese, sviscerando così chicche, progetti, vetture, foto, video, plastici (che, restaurati, saranno portati e valorizzati al Museo Storico Alfa) e luoghi segreti (il progetto originale prevedeva una pista principale, l'attuale "Alfa Romeo Track", realizzata riproducendo alcuni tratti dei più importanti circuiti internazionali, dal "curvone" di Monza alle curve di Zandwoort e per Alfa Romeo, Balocco è il luogo in cui sono state sviluppate le più grandi vetture da strada e da competizione e in cui oggi hanno preso forma le Giulia GTA e GTAm) che hanno letteralmente mandato in visibilio gli appassionati di automobilismo, non solo della “casa del Biscione”.

Avere un sito così prestigioso a due passi da Vercelli è motivo di orgoglio per il nostro territorio, sebbene il carattere di prova (anche dei segreti delle vetture da corsa più eccellenti, sino alle Formula 1, con Niki Lauda compreso) ha sempre fatto mantenere il profilo basso all'Alfa prima, al Gruppo Fiat poi (Ferrari compresa) e – più recentemente – a FCA e a Stellantis, rendendolo praticamente inaccessibile a tifosi e curiosi. Entrare a Balocco, la “Fiorano” dell'Alfa, è davvero poter toccare con mano il meglio della tecnologia mondiale. Qui non si svolgono corse o Gran Premi Formula 1. Eppure l'asfalto di Balocco ha svezzato tutte le Alfa Romeo da corsa più famose degli ultimi 50 anni, o anche semplicemente componenti di vetture di tutti i giorni. Ci ha mosso i primi passi la cosiddetta “Alfa Alfa Formula 1” del periodo 1978-83 dalla 177 in poi, con piloti come Brambilla, Giacomelli e Depailler al volante; ci sono nate le Alfa turismo più leggendarie degli anni Sessanta e Settanta, dalle TZ alle Giulia GTA guidate da piloti come De Adamich, Giunti, Nanni e dai piloti collaudatori Dini e Zeccoli. Nomi da brivido, che hanno segnato il gotha dell’automobilismo del dopoguerra.

Altri esempi? A Balocco è stata sviluppata l'Alfa 33 TT12 che vinse il campionato del mondo sport prototipi nel 1975 con Merzario, Brambilla e Laffite. Ma a Balocco girò anche, come sopracitato, anche Niki Lauda con la Brabham F1 BT 45 Martini Racing concepita dal geniale ingegnere sudafricano Gordon Murray (e successivamente 46) motorizzata Alfa Romeo, subito dopo aver abbandonato la Scuderia Ferrari in un infuocato finale di stagione 1977, in cui Niki si laureò campione del mondo, lasciando parallelamente affranti milioni di tifosi del Cavallino (ma consentendo l’approdo a Maranello di un certo Gilles Villeneuve). La prima pietra del circuito di Balocco fu dunque posata nel 1961, quando l'Alfa Romeo, poichè si stava trasferendo dalla vecchia fabbrica del Portello (a due passi da viale Certosa) ad Arese (tra Bollate e Lainate), stava cercando un luogo tutto suo che fosse a Ovest di Milano (e a meno di un’ora dal capoluogo lombardo), dove costruire un circuito (dotato, tra le altre peculiarità, di un lungo rettilineo) per collaudare le proprie auto. Anche in virtù del prezzo all'ettaro competitivo e all’assenza di rigidità morfologiche del terreno circostante, fu così identificata un tratto di risaia in provincia di Vercelli, a circa 60 chilometri dalla fabbrica Alfa. Il circuito fu costruito e poi ampliato in momenti diversi a ridosso della ormai mitica “Cascina Luigina”, un fabbricato agricolo che dà il nome alla zona. Prima, nel 1964, nacque il circuito di durata di circa 5 chilometri, che si andò via via sviluppando. Quella cascina divenne presto l’ufficio operativo di Carlo Chiti (nella foto), il geniale ingegnere ex Ferrari, che diresse il reparto corse Alfa per un ventennio. Sotto la nuova gestione Fiat l'impianto è stato soggetto a importanti cambiamenti, che lo hanno dotato di diversi nuovi tracciati, con caratteristiche e finalità diverse.

Nel 1992 è entrato in funzione l'anello di alta velocità, un triovale lungo 7,8 chilometri, con curve sopraelevate caratterizzate da una pendenza fino al 30 per cento, che consente velocità massime superiori ai 300 km/h, attorno al quale è stato costruito, nel 2010, un altro ovale simile ma con curve piatte, dedicato ai collaudi ad alta velocità di mezzi pesanti Iveco. E' del 1993 il “percorso Langhe”, non un vero e proprio circuito da corsa, quanto più la riproduzione di una strada secondaria (ispirata proprio alla regione delle Langhe), con numerose vie di fuga e varianti che consentono di ricavare diversi percorsi. A Balocco non si sogna, né si gioca o si scherza: semplicemente, si lavora. Duro. Anche perché l'automobilismo contiene inevitabilmente in sé una dose di pericolo: il 20 dicembre 2017 Claudio Donati, ingegnere romano di 31 anni, rimase coinvolto nell'incidente mortale sul circuito a bordo di una Maserati, durante alcune fasi di test. Qualche mese prima, un evento più ameno: dieci calciatori della Juventus, accompagnati da mister Massimiliano Allegri, si avventurarono in pista per testare le qualità, ad alta velocità e in off-road, di tutti i modelli della gamma Jeep.

Sempre qui, l'allora ceo FCA Sergio Marchionne presentò la nuova Jeep Cherokee; in questo circuito si svolsero gare di progettualità per giovani ingegneri da tutto il mondo e chi scrive ha avuto il privilegio di intervistare l'ingegner Mauro Forghieri. Così, anche se da 60 anni non ci sono mai state strade o stradine segrete circostanti dove i curiosi possano fermarsi a guardare questi prototipi camuffati o le macchine da corsa che girano in pista, come succede ad esempio per le Ferrari a Fiorano, è dunque giusto dunque conoscere e lodare l'eccezionalità di questa struttura diventata, nei decenni, il circuito di prova e di collaudo più funzionale d'Europa, nonché prezioso sito di omologazioni TÜV di veicoli e motocicli anche di altre marche. Tutto ciò, ovviamente in attesa di un ritorno sul podio più alto delle vetture che rappresentano il nostro Paese in tutto il mondo e che proprio qui, dalla nostra provincia vercellese continueranno a emettere i primi vagiti dei loro motori: siano essi a benzina, ibridi o a idrogeno, l'emozione è e sarà sempre la stessa. Quella del cuore sportivo. 

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