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Report Inail per il Piemonte

Infortuni sul lavoro da Covid dimezzati rispetto a dicembre

Nel vercellese ne risultano 710 in 13 mesi

Covid-19

I casi di infortunio sul lavoro da nuovo Coronavirus denunciati in Piemonte nel mese di gennaio 2021 sono 1.735, a fronte delle 3.468 denunce del mese scorso; salgono così a 20.599 casi registrati in regione dal 1° gennaio 2020 al 31 gennaio 2021. Nel vercellese negli ultimi 13 mesi ne risultano 710, in aumento di 78, con una variazione rispetto all’ultima rilevazione del 12,3%.

Sono i dati del 13esimo report della Consulenza statistico attuariale Inail: dei 20.599 casi regionali, 836 sono stati segnalati nel mese di gennaio, 482 lo scorso dicembre, 327 a novembre, mentre i restanti riconducibili ai mesi precedenti: la percentuale è pari al 13,9% dei casi totali rilevati a livello nazionale (147.875). I casi mortali sono 40 (3 in più rispetto al monitoraggio precedente), pari all’8,7% dei decessi da Covid registrati in Italia (461): nessuno nella nostra provincia.

Oltre un quarto delle denunce riguardano il mese di novembre. Sono 12.496 - pari al 60,66% del totale del Piemonte - i casi concentrati nel quadrimestre ottobre-gennaio (7.200 invece le denunce del trimestre marzo-maggio, pari al 34,95% del totale). Come a livello nazionale, anche in Piemonte il picco delle denunce si è verificato a novembre (5.606, pari al 27,21% del totale), seguito per numerosità di casi, nella seconda ondata, dal mese di dicembre (3.468) e di ottobre (1.687).

I contagi sul lavoro risultano dunque, nel mese di gennaio 2021, quasi dimezzati rispetto a dicembre 2020. 

“Gli ultimi dati registrati in Piemonte consentono di ipotizzare che il corretto e sempre più diffuso utilizzo di procedure di sicurezza ormai acquisite e di dispositivi di protezione contro il virus nei luoghi di lavoro, nonché il concomitante avvio della campagna vaccinale per il personale sanitario incomincino a dare i loro frutti - commenta Giovanni Asaro, direttore regionale Inail - Tuttavia in considerazione dell’avanzare delle nuove varianti del virus, è ancora presto per affermare che la curva dei contagi di origine lavorativa sia progressivamente in flessione, in quanto dobbiamo ancora aspettare le rilevazioni dei prossimi mesi per confermare sia l’andamento discendente, sia il nesso causale con le vaccinazioni che a gennaio hanno interessato la popolazione lavorativamente attiva e, nello specifico, il settore della sanità”.

Più casi mortali con la prima ondata, che ha registrato un impatto più significativo della seconda: delle 40 denunce di casi con esito mortale registrate in Piemonte nel periodo gennaio-dicembre, 17 (pari al 42,5% del totale) sono riferibili alla prima fase di lockdown, chiusa al 31 maggio; 9 al trimestre giugno-agosto; 4 al mese di settembre e 10 (pari al 25% del totale) al quadrimestre ottobre-gennaio.

Il Piemonte è la seconda regione più colpita dai contagi, con il 13,9% dei casi totali, dopo la Lombardia (27,1%). Seguono il Veneto (10,4%), l’Emilia Romagna (8%), e il Lazio (5,9%).

Per i casi mortali il Piemonte detiene il terzo posto, con l’8,7% dei decessi da Covid registrati a livello nazionale, preceduto dalla Lombardia (35,4% dei casi totali) e dalla Campania (10,4%).

Il maggior numero di casi viene rilevato nel settore della sanità e assistenza sociale, mentre rimangono stabili le percentuali che emergono dall’analisi per attività economica. Nell’ambito della gestione assicurativa dell’Industria e servizi dove si concentra la maggioranza dei casi (99,2%), l’82,9% delle denunce codificate per settore di attività economica (Ateco) riguarda ospedali, case di cura e di riposo, istituti, cliniche, policlinici universitari, residenze per anziani e disabili del settore “Sanità e assistenza sociale” (62,4% delle denunce) e organi preposti alla sanità, come le Asl (20,5%).

L’analisi per professione evidenzia che è la categoria dei tecnici della salute (infermieri, fisioterapisti ecc.) quella più coinvolta da contagi, con il 37,7% delle denunce complessive, il 77,8% delle quali relative a infermieri mentre il 7,2% riguarda assistenti sanitari e il 3,8% fisioterapisti.

Seguono le professioni qualificate nei servizi sanitari e sociali (28% delle denunce complessive, di queste il 99,7% riguardano gli operatori socio-sanitari); i medici (8,5%); le professioni qualificate nei servizi personali e assimilati con il 5,5% delle denunce e, con il 4,3% delle denunce, il personale non qualificato nei servizi di istruzione e sanitari, come ausiliari, portantini e barellieri.

Per quanto riguarda i decessi, il 22% dei casi codificati è riferibile al settore della Sanità e assistenza sociale, i più colpiti medici, infermieri e operatori sanitari.

La ripartizione delle denunce all'Inail per classe di età e genere evidenzia che il 42% dei casi denunciati è concentrato nella fascia di età 50-64 anni, seguita da quella 35-49 anni (36,9%) e 18-34 (18,3%); il 76,7% dei contagiati sono donne e il 23,3% uomini.

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