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Prefettura di Vercelli

Santhià: Medaglia d'Onore alla memoria di Andrea Passarin, deportato

A Stammlager costretto a cercare le bucce di patate per sfamarsi

Medaglia d'Onore alle memoria di Andrea Passarin

La consegna in Prefettura a Vercelli della Medeglia d'Onore a Virginio Passarin, in memoria del padre Andrea

Santhià: la medaglia d'Onore alla memoria dell’internato militare italiano Andrea Passarin è stata consegnata al figlio, santhiatese, Virginio Passarin, in occasione della 'Giornata della memoria'. La cerimonia si è svolta in Prefettura a Vercelli: il sindaco Angelo Cappuccio ha consegnato l’onorificenza a Virginio Passarin, alla presenza del prefetto vicario Marino Savastano che è intervenuto tracciando il ricordo del militare, internato deportato e costretto al lavoro coatto nei campi nazisti in Germania dopo l’8 settembre 1943.

Andrea Passarin, classe 1912, ha infatti vissuto il periodo di deportazione dal 9 settembre 1943 all’8 maggio 1945. "Il luogo di internamento è stato Stammlager nei pressi di Moonsburg - ha spiegato Savastano - e la consegna di una Medaglia d'Onore alla sua memoria è un modo per rendere un doveroso omaggio a chi ha tanto sofferto. Consegnando questa onorificenza ricordiamo tutti gli italiani che dissero no a Hitler e a Mussolini, che preferirono la prigionia e le persecuzioni alla prospettiva di ritornare in Italia dove si sarebbero trovati ad incrociare le armi contro i partigiani. Al coraggio di tutti loro, al coraggio di Andrea Passarin, dobbiamo rispetto riconoscenza e gratitudine". 

Un po' di storia. Andrea Passarin partecipa nel 1939 all’occupazione dell’Albania e nel 1941 alle operazioni di guerra in Jugoslavia. Il 9 settembre 1943 viene catturato dall'esercito tedesco in Montenegro e internato in Germania nello stammlager VII A nei pressi di Moonsburg. Di fronte alla richiesta di aderire alla Repubblica Sociale Italiana sceglie la prigionia. Il 20 settembre 1944 è congedato dall’internamento militare tedesco, assegnato al lavoro coatto a Ingolstadt e mandato a riparare le linee ferroviarie distrutte dai bombardamenti alleati. Dopo la liberazione da parte degli Alleati torna in Italia nel maggio 1945, percorrendo tutta la strada, da Norimberga a Montegaldella (Vicenza) a piedi. In tutta la sua vita non ha quasi mai parlato di quel lungo periodo di guerra e prigionia. Le poche cose di cui si ha conoscenza sono le angherie subite da parte dei tedeschi, il freddo, le disinfestazioni con lo zolfo quando i prigionieri erano obbligati a restare nudi fuori dalle baracche, gli appelli interminabili che duravano ore, la terribile fame, che costringeva, rischiando la vita, a cercare le bucce delle patate tra i rifiuti. Padre e nonno premuroso, è morto nel 1986.  

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