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Percorsi di crescita

Le paure dei bambini

Serve davvero una figura che spaventi il bambino per inibirne il comportamento?

Uomo nero

Se fai il cattivo arriva l'uomo nero, arriva il lupo cattivo...” e l' elenco potrebbe allungarsi ancora molto.

Succede spesso che per tenere a bada i bambini si paventi l'arrivo di un non meglio precisato personaggio sicuramente non buono; esistono perfino delle ninne nanne che fanno riferimento a figure abbastanza inquietanti cui poter consegnare i bambini nel momento in cui non si comportano in maniera adeguata. La domanda che ci dobbiamo porre subito è se serve davvero una figura che spaventi il bambino per inibire i suoi comportamenti, se bisogna intimorirlo e farlo spaventare per poter essere ascoltati. E' giusto che un genitore o una figura di riferimento incutano terrore ai bambini? La risposta è ovviamente no! I bambini hanno bisogno di affrontare le loro paure, soprattutto nella fase di crescita. Essi hanno sempre il timore di staccarsi dalle figure di accudimento, esempio classico e calzante in tal senso è l' ingresso all'asilo o alla scuola dell'infanzia. Il primo periodo dell'ingresso a scuola è infatti molto delicato, in questa fase il legame con l'adulto di riferimento si rafforza, si solidifica quotidianamente.

Altro timore di essere abbandonato è dato dall'arrivo di un fratellino o sorellina, il bambino teme che il nuovo arrivato possa sottrargli l'amore dei genitori o di altre persone care, quali i nonni. La paura arriva anche quando gli adulti “del cuore” osannano un altro bambino: i figli temono di non essere all'altezza delle aspettative genitoriali e hanno paura di essere messi in secondo piano e peggio ancora di non essere accettati. Tanti bambini sviluppano la paura del buio, il terrore di quello scuro che può fargli del male, di un uomo nero che può essere presente nella loro stanza o casa. Hanno difficoltà ad addormentarsi da soli, a volte vogliono la luce accesa perché hanno l'ansia che possa capitar loro qualcosa di brutto e devono controllare l'ambiente che li circonda. Altre volte fanno brutti sogni o si svegliano e cercano i genitori. Nei primi anni di vita occorre gettare le fondamenta dell'autostima dei propri figli e rinforzarne il vissuto di auto efficacia, un  genitore ha il dovere di spiegare al figlio perché certe cose si possono fare e altre no. I limiti, i no dei genitori costituiscono le basi per lo sviluppo di un senso morale congruo, dei valori e dei confini psichici.

Ruolo del padre e della madre è far comprendere quando un limite può essere infranto e quando no, senza pensare che il bambino o ragazzino possa sempre ubbidire come un soldatino e mostrarsi il figlio ideale in ogni occasione. Bisogna creare un dialogo, uno scambio fin da quando i nostri figli sono piccoli, abituarli al confronto e al dibattito, a tollerare la frustrazione delle regole. Si può discutere in maniera costruttiva ma non si deve mai delegare a terzi, non è opportuno né tantomeno costruttivo  far intervenire una terza persona che prenda posizione nella relazione con il figlio. Far crescere i propri figli con la paura di non andare bene per ciò che fanno non va affatto bene. Inoltre il fatto che la figura spaventosa tanto invocata non arriverà mai farà sì che il genitore perda credibilità e autorevolezza, il figlio non crederà più a quello che il genitore dice e in adolescenza, fase delicatissima della crescita, non farà più caso a quelle “minacce” inesistenti che lo hanno accompagnato sin dalla prima infanzia e il ragazzino si porterà dietro solo delle paure inutili che ormai sono ben radicate in lui.

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