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Percorsi di crescita

La teoria delle intelligenze multiple

L'insegnante deve saper valorizzare le potenzialità del singolo alunno

Intelligenze multiple

L'argomento di cui ci occuperemo oggi è indubbiamente interessante e affascinante, parliamo della teoria delle intelligenze multiple.

Suddetta teoria è stata elaborata dallo psicologo statunitense Howard Gardner nel 1983 per contrastare il Qi come misuratore dell'intelligenza. Partendo da studi effettuati su bambini con diverse capacità intellettive, egli riuscì a desumere l' esistenza di differenti aspetti legati appunto all'intelligenza e la teoria che ne derivò fu da lui definita “delle intelligenze multiple”(Im). Ma passiamo a vedere nello specifico di cosa si tratta e quali sono i vari tipi di intelligenza. La teoria si basa sul criterio che tutti gli individui possiedono almeno sette forme di rappresentazione mentale, cioè sette tipi di intelligenza e non solo quella linguistica e quella logico-matematica. Le intelligenze individuate da Gardner sono: l'intelligenza linguistica, l'intelligenza logico-matematica, l'intelligenza musicale, l'intelligenza visuo-spaziale, l'intelligenza corporeo-cinestetica, l'intelligenza interpersonale, l' intelligenza intrapersonale. A questi sette tipi, nel corso degli anni e grazie ai suoi continui studi (che tuttora proseguono) Gardner ne ha aggiunti altri due: l'intelligenza naturalistica e l'intelligenza esistenziale.

Grazie a questa teoria, noi docenti siamo stati spinti a riflettere sul ruolo che ogni intelligenza ha nel proprio rapporto con la conoscenza. Nel complesso mondo odierno riuscire a far nascere e sviluppare nei nostri bambini un sapere che si fonda sull'uso di più intelligenze costituirebbe un grande aiuto in quanto potrebbe favorire l'educazione alla transitività cognitiva, ovvero il passaggio da un sapere all'altro in modo fluido, immediato e assolutamente naturale. Le domande che ci poniamo subito sono “Come fare a evitare il fatto che nelle classi il rapporto col sapere venga proposto in maniera univoca e solo con trasmissione frontale?”. E ancora: "Come favorire la conoscenza e la consapevolezza dei propri stili di apprendimento se si privilegia solo un canale?”. Per anni in ambito educativo le differenze individuali non sono state considerate dando loro la giusta importanza, tutti gli alunni venivano trattati allo stesso modo e ciò pareva corretto. L'approccio di Gardner si pone su un piano diametralmente opposto, quello che viene definito “student-centred”, ovvero “centrato sull'alunno”. Nostro compito preciso è quello di utilizzare una modalità di insegnamento capace di aiutare ognuno a imparare il più possibile secondo i modi, i tempi, i ritmi e gli stili che gli sono congeniali. Tradotto a livello didattico ciò vuol dire avere un approccio che valorizza le differenti potenzialità di ogni studente, che sono individuabili attraverso un'osservazione attenta, sistematica e condotta con criteri oggettivi e strumenti scientificamente validati. Ne consegue che è necessario essere attenti ai differenti bisogni degli alunni modificando modi, tempi, strategie e metodologie.

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