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Percorsi di crescita

Per un'educazione efficace

I genitori non devono spianare la strada ai figli ma lasciare che imparino dagli errori

Genitori protettivi

E' comunemente acclarato il fatto che educare è un mestiere difficile, forse quello più complesso perché, come afferma Ann Landers "non è quello che fai per i tuoi figli ma quello che avrai insegnato loro a fare che farà di loro esseri umani riusciti”.

Partendo da questo presupposto proveremo oggi ad approfondire l'argomento. L'amore immenso che nutriamo per i nostri figli si scontra spesso con i limiti necessari da imporre per consentire loro di arrivare a vivere un'esistenza consapevole e autonoma. Capita molto spesso, e chi scrive lo afferma con cognizione di causa perché lo vive quotidianamente nella sua professione di insegnante, che i genitori intervengano spianando la strada ai figli invece di lasciare che essi commettano degli errori. Va subito chiarito che questo atteggiamento non aiuta i figli, anzi li indebolisce molto perché, nella maggior parte dei casi, sono proprio gli errori commessi e la frustrazione che ne deriva a far maturare una persona, consentendole di trovare le risorse interne necessarie per adattarsi alle varie fasi della vita.

I nostri figli hanno il dovere di sperimentare per comprendere e riconoscere i loro limiti e, conseguentemente, diventare adulti consapevoli. Esplorare è un'azione imprescindibile e fondamentale che l'essere umano mette in atto fin dalla nascita per conoscere il mondo (ad esempio il neonato che gattona ed esplora gli ambienti in cui vive) e non va inibita da chi riveste un ruolo educativo ma instradata in modalità sicure fino a quando non sarà il bambino stesso a imparare dai propri errori. Seguendo questo principio e facendo fare in autonomia, da ogni caduta il bambino svilupperà la capacità di rialzarsi sia grazie ai genitori sia grazie a modalità adattive efficaci. Un bambino che non ha possibilità di sbagliare sarà un adulto insicuro e pieno di paure poiché non è mai giunto a sperimentare e quindi a poter conoscere le risorse di cui dispone. Il delicato compito del genitore è quello di aiutare i figli a tirar fuori la propria personalità e a tal riguardo la cosa principale è essere di esempio con le azioni e i fatti e non solo con le parole. Bisogna trovare un equilibro tra l'essere indulgenti verso i loro errori ed essere fermi su altri punti senza esprimere giudizi che servono solo a mortificare. Noi genitori dovremmo  essere spettatori discreti anche se non è facile, bisogna altresì offrire comprensione, sostegno e dare anche  limiti ben definiti e chiari oltre i quali non bisogna andare.

Tanti genitori sostengono di volere “solo il meglio” per i figli ma dobbiamo capire cosa intendono con questa affermazione. Dovremmo imparare a distinguere correttamente e concretamente i nostri figli dall'idea che abbiamo di loro, infatti è solo quando comprenderemo profondamente che tipo di persona ci troviamo dinanzi, quali sono le sue inclinazioni e quando avremo imparato ad ascoltarla che potremo aiutarla in maniera adeguata a individuare la sua strada. Perché i figli non sono la nostra appendice, la loro felicità è la nostra ma questo non deve significare che noi siamo felici solo quando lo sono loro perché in questo modo si crea un legame simbiotico e talvolta rischioso per  cui i figli si sentono in dovere  di far felici i genitori come se fossero loro a doversene prendere cura e non viceversa. Tracciare confini relazionali è necessario sia per definire la relazione genitori-figli sia per far comprendere che i genitori sono il porto sicuro in cui tornare ogni volta che i figli avranno esplorato il mondo. Non va bene essere amici dei propri figli, chi lo è probabilmente ha paura della disapprovazione e degli  inevitabili scontri. Essere amici comporta troppo permissivismo e, nel contempo, porta ad  evitare gli aspetti più difficili del compito educativo: affrontare discussioni, liti, insegnare loro come confrontarsi, come comportarsi. I nostri figli invece ricorderanno maggiormente la nostra fermezza e accoglienza invece dell'atteggiamento permissivo che consente loro di fare tutto ciò che desiderano.

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