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Percorsi di crescita

Genitori iperprotettivi

L'essere troppo apprensivi trasmette ansia e paura ai figli

Genitore iperprotettivo

Qualsiasi genitore, lo si sa, tende a proteggere i propri figli dai pericoli, dalle paure, dalle preoccupazioni, talvolta addirittura solo ipotetici: ci si sostituisce a loro, cercando di prevenirne ogni bisogno e mettendoli al riparo da qualsiasi frustrazione o in qualche caso facendo al posto loro (la Dad in questo periodo ne è una triste conferma).

A volte, soprattutto quando sono piccoli, si impedisce loro di sporcarsi o di giocare liberamente per paura che incorrano in piccoli incidenti che tuttavia sono parte integrante della crescita. Un atteggiamento eccessivamente protettivo può tuttavia ostacolare l'acquisizione di competenze e abilità fondamentali per la crescita, quali autonomia, responsabilità. Fatto salvo che è fondamentale avere cura della sicurezza dei nostri figli, rimane ugualmente importante non privare i bambini di esperienze importanti come giocare liberamente, in spazi in cui sia possibile mettersi alla prova e imparare a valutare e fronteggiare i rischi, per esempio a contatto con la natura e non esclusivamente in ambienti ovattati e artificiali. Genitori troppo apprensivi trasmettono ansia e paura ai figli e, nel contempo, l'idea che il mondo sia esclusivamente un luogo ostile e pericoloso facendoli crescere timorosi nel rapportarsi con gli altri e con l'esterno.

L'ideale sarebbe essere una base sicura per il bambino, cosa auspicata dall'illustre Bowlby, padre della teoria dell'attaccamento infantile. Essere una base sicura si traduce nell'essere un genitore che non ostacola i tentativi esplorativi del figlio, ma che è allo stesso tempo attento e disponibile a prestare aiuto e rifornimento affettivo nel momento in cui il bambino avverta la necessità di riavvicinamento. Ma molti genitori non riescono a tollerare che il bambino esplori l'ambiente aumentando la propria autonomia. Alla base di questo atteggiamento genitoriale c'è la preoccupazione, a volte irrazionale, che al bambino possa succedere qualcosa di grave, che il mondo sia pieno di pericoli e potenzialmente dannoso, per cui qualsiasi tentativo esplorativo del bambino viene scoraggiato o in qualche caso punito. Va detto che questo tipo di stile educativo ipercontrollante rende il bambino insicuro e preoccupato nei confronti della realtà esterna, con cui non si è mai confrontato. Può succedere che un bambino nelle sue attività esplorative possa cadere e farsi male ma se potrà contare sullo sguardo vigile e non intrusivo di genitori attenti e pronti a fornire aiuto al bisogno, saprà rialzarsi dalla caduta e farsi consolare superando la paura.

Invece, al contrario, un atteggiamento eccessivamente protettivo rischia di rendere il bambino dipendente in maniera eccessiva dalla figura di riferimento con ovvie conseguenze nel momento in cui si verifica il primo distacco, come ad esempio l'ingresso a scuola. Ci sono addirittura genitori che, potendo contare su figure di aiuto quali nonni o babysitter, procrastinano l'ingresso alla scuola dell'infanzia (in qualche caso addirittura evitato come segmento scolastico). A volte questi bambini sviluppano una “fobia scolare” che si manifesta anche con disturbi di tipo psicosomatico. E' normale che un bambino pianga al suo primo giorno di scuola in assoluto, per tutta una serie di motivi tra cui sicuramente primeggia il distacco dalla mamma, ma se questo momento viene preparato, se non vengono raccontate bugie, se il riavvicinamento è caloroso, nel giro di poco tempo il bambino acquisisce le routine che gli danno sicurezza e impara che l'allontanamento della mamma è solo temporaneo. Intanto, durante la sua assenza, riuscirà a socializzare, a giocare con gli altri bambini e a sperimentare nuove competenze motorie, cognitive e sociali.

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