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Papa Francesco in Iraq

Dalla terra di Abramo alla prima messa in rito caldeo

Il 6 marzo sarà “Giornata nazionale della tolleranza e della coesistenza"

Papa Francesco in Iraq

Dopo la prima parte pubblicata la scorsa settimana (leggila qui), prosegue sul nostro sito l’ampio resoconto del viaggio di papa Francesco in Iraq. Ecco la seconda puntata del servizio.

Il viaggio in quella che può essere considerata l’antica Mesopotamia, per onor di cronaca, si è comprensibilmente svolto con presenze contingentate ed elevatissime procedure di sicurezza, sia per la pandemia dovuta al coronavirus Covid-19 che per il rischio attentati. L’imprescindibile importanza dell’uguaglianza di tutti i cittadini iracheni, senza alcun distinguo, è riemersa pure nel secondo giorno del pellegrinaggio, sabato 6 marzo, con il temporaneo trasferimento a Najaf per la visita di cortesia al Grande Ayatollah Sayyid Ali Al-Husayni Al-Sistani, il principale esponente religioso sciita dell’Iraq. Nella città che ospita le spoglie di Alì – e per questo considerata sacra dallo Sciismo (in terza battuta dopo La Mecca e Medina) – papa Francesco ha ribadito il valore della collaborazione e dell’amicizia fra le comunità religiose, riconoscendo al 91enne Al-Sistani di aver levato, negli scorsi anni di violenza, la sua voce a nome degli sciiti per difendere i più deboli e i perseguitati. Dal canto suo, come emerso da una nota dell’ufficio del leader sciita, il Grande Ayatollah avrebbe detto che "i cristiani, così come tutti i cittadini iracheni, devono vivere in pace e in sicurezza".

Papa Francesco in Iraq

Il successivo incontro interreligioso a Ur, a pochi chilometri da Nassiriya, è stato un altro richiamo a Karol Wojtyla che, secondo una ricostruzione fornita dal cardinale Giovanni Battista Re (attraverso un articolo del 2017 pubblicato sull’Osservatore Romano - nda), voleva intraprendere il suo pellegrinaggio in Iraq, come già detto nel 1999, proprio a partire da questa città sumerica, oggi conosciuta come Tell-al-Muquayyat (“collina della pace”), che diede i natali al patriarca Abramo e dove parlando con Dio iniziò la sua missione, spostandosi prima nella Terra di Canaan e dopo in Egitto. "Adorare Dio e amare il prossimo" rappresentano i cardini della "vera religiosità", è stato il pensiero di Francesco espresso a Ur dei Caldei. E’ da quel palco, piazzato a poca distanza dalla grande ziqqurat sumera risalente al III millennio A.C., che il Santo Padre ha alzato i toni contro i terroristi: "Dio è misericordioso e l’offesa più blasfema è profanare il suo nome odiando il fratello (…) Non permettiamo che la luce del Cielo sia coperta dalle nuvole dell’odio!". Un accorato ricordo, come era già avvenuto il giorno precedente, è stato indirizzato agli yazidi, la più grande minoranza religiosa dell’Iraq che ha patito tormenti inenarrabili per mano dell’Isis. Moniti e ricordi (anche per la "vicina, martoriata Siria"), poi,hanno lasciato spazio alla fiducia scaturita da Abramo: "Il nostro essere qui sulle sue orme sia segno di benedizione e di speranza per l’Iraq, per il Medio Oriente e per il mondo intero". Un autentico cammino di pace si può instaurare "dalla rinuncia ad avere nemici", anche perché "chi ha il coraggio di guardare le stelle, chi crede in Dio, non ha nemici da combattere", ha asserito Bergoglio.

papa francesco in Iraq

Il viaggio apostolico in Iraq (il 33° di questo pontificato) verrà ricordato anche per esser stato il primo in cui un Pontefice ha presieduto una messa in rito caldeo. Dopo la tappa di Ur, c’è stato il ritorno a Baghdad, per presenziare, appunto,alla celebrazione eucaristica nella Cattedrale caldea di San Giuseppe, che nell’assemblea ha annoverato il presidente Ṣāliḥ e sua moglie Sarbagh. Le Beatitudini evangeliche, come emblema della sapienza cristiana,sono state al centro dell’omelia del Santo Padre: "Esse non chiedono di fare cose straordinarie, di compiere imprese che vanno oltre le nostre capacità. Chiedono la testimonianza quotidiana. Beato è chi vive con mitezza, chi pratica la misericordia lì dove si trova, chi mantiene il cuore puro lì dove vive. Per diventare beati non bisogna essere eroi ogni tanto, ma testimoni ogni giorno". Le varie Beatitudini sono seguite dalle relative “promesse” che si compiono "attraverso le nostre debolezze", difatti "Dio fa beati coloro che percorrono fino in fondo la via della loro povertà interiore". Alle donne e agli uomini nei cui cuori "serpeggia la sfiducia", magari anche non sentendosi “ripagati” dalla vita, papa Francesco ha detto a ciascuno di loro: "Le Beatitudini sono per te, per te che sei afflitto, affamato e assetato di giustizia, perseguitato. Il Signore ti promette che il tuo nome è scritto nel suo cuore, nei Cieli!". Una "giornata storica", ha commentato il Primo ministro, Mustafa al-Kadhimi, dando l’annuncio sui social che il 6 marzo – per gli anni futuri –corrisponderà alla neo istituita “Giornata nazionale della tolleranza e della coesistenza in Iraq”.

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