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Papa Francesco in Iraq

Il sogno di Giovanni Paolo II è diventato realtà

Bergoglio è stato il primo Pontefice a recarsi sulle orme di Abramo

Papa Francesco in Iraq

Il grande sogno di Giovanni Paolo II, dopo ben ventidue anni, ha trovato recentissimo compimento a inizio marzo con il viaggio apostolico di papa Francesco nel martoriato Iraq.

Risale al 1999, infatti, l’anelito di Wojtyla per recarsi in pellegrinaggio nella terra bagnata dai fiumi Eufrate e Tigri, in previsione del grande Giubileo del 2000. Un’attesa che inizia a risentire dello scorrere del tempo se si ragiona soltanto in termini umani, ma non per il compianto Santo pontefice polacco che da instancabile e fedele annunciatore della buona novella si è affidato a Dio. D’altronde, in tutti e tre i Vangeli sinottici (Mt 13,1-23, Mc 4,1-20 e Lc 8,4-15 - nda) leggiamo che il seminatore “esce” e “semina” la Parola, ma nessuno è a conoscenza dove e quando il “seme” germoglierà e porterà frutti. E’ con questa parabola del seminatore che sembra pertinente inquadrare le fondamenta della visita di Jorge Mario Bergoglio in Iraq. L’attenzione dei successori di Pietro per il Medio Oriente, a dire il vero, ha iniziato a prender “consistenza” già ai tempi del Concilio Vaticano II, con l’elezione di Paolo VI (il primo Papa a recarsi in Terra Santa), ma che è proseguita anche nei successivi pontificati, come è stato con Benedetto XVI che nell’ottobre 2010 ha promosso l’Assemblea speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi, per poi elaborare tutto il materiale nell’esortazione apostolica postsinodale “Ecclesia in Medio Oriente” pubblicata nel 2012.

Tutti “semi” gettati con grande pazienza e che Francesco sta iniziando a intravedere, diventando - a sua volta - il primo Pontefice a recarsi in quella terra così tanto oppressa nel corso dei secoli, a partire dai sanguinosi conflitti tra le componenti sunnite e sciite (a causa delle prime rivendicazioni politiche all’epoca di Alì, cugino e nipote di Maometto, tra il 656 e il 661) sino all’aberrante distruzione perpetrata negli ultimi anni dal sedicente autoproclamato Califfato (inizialmente noto come Daesh e poi trasformato Isis, che significherebbe Stato Islamico dell'Iraq e della Siria, o in alternativa Isil, Stato Islamico dell'Iraq e del Levante).

Papa Francesco in Iraq

Un brevissimo excursus storico per tornare all’attualità del viaggio di papa Bergoglio sulle orme di Abramo, considerato il padre delle tre grandi religioni monoteistiche: Ebraismo, Cristianesimo e Islam. Il porsi come "pellegrino penitente per implorare dal Signore perdono e riconciliazione dopo anni di guerra e di terrorismo", probabilmente, può apparire più immediato dando un’occhiata, benché impietosa e triste, del principale dato statistico: nel 2003, prima dello scoppio della seconda guerra del Golfo (per rovesciare il regime di Saddam Hussein e smantellare i presunti arsenali con le armi di distruzione di massa…), i cristiani in Iraq erano circa 1,5 milioni, mentre oggigiorno si aggirerebbero sulle 300mila unità, continuamente discriminate, attaccate e vittime di persecuzioni. La conferma di tale sconfortante quadro umano-sociale è giunta direttamente dal Presidente della Repubblica d’Iraq, Barham Ahmed Ṣāliḥ Qassim, nel suo saluto di benvenuto al Santo Padre, nel primo pomeriggio di venerdì 5 marzo a Baghdad: "Indubbiamente, la continua migrazione di cristiani, insieme ad altre componenti religiose, etniche e nazionali, dai Paesi della regione avrà conseguenze disastrose per i valori di pluralismo e tolleranza, ma anche per la capacità di coesistenza dei popoli della stessa regione. L’Oriente non può essere immaginato senza cristiani".

Papa Francesco in Iraq

Le numerose diversità culturali, etniche e religiose sono la vera ricchezza di questa Nazione: "Oggi l’Iraq è chiamato a mostrare a tutti, specialmente in Medio Oriente, che le differenze, anziché dar luogo a conflitti, devono cooperare in armonia nella vita civile", ha sottolineato Francesco incontrando le autorità e i rappresentanti della società e del Corpo diplomatico. A tutela dei cristiani ("in Iraq come altrove") e delle altre religioni, il Pontefice ha chiesto espressamente "riconoscimento, rispetto, diritti e protezione". Richiamando gli appelli (troppo spesso inascoltati) di Giovanni Paolo II per far cessare il frastuono delle armi e degli equivoci interessi che vi ruotano attorno, papa Francesco ha detto che è il momento di dar "voce ai costruttori, agli artigiani della pace", come sono stati e sono tuttora i cristiani che "costituiscono una ricca eredità, che vuole poter continuare al servizio di tutti", ovvero testimoniare che "un sano pluralismo religioso, etnico e culturale può contribuire alla prosperità e all’armonia del Paese".

La visita di Bergoglio, comunque, non ha avuto “impatto” solo nei luoghi del dialogo, poiché significativa è stata la presenza fisica nei luoghi dei massacri, dove si piange ancora oggi il sangue di tanti, troppi innocenti! Uno di questi posti, sempre il 5 marzo scorso, è stata la Cattedrale siro-cattolica di “Nostra Signora della Salvezza”, bersaglio premeditato il 31 ottobre 2010 di un attacco terroristico in cui hanno perso la vita ben 48 fedeli (dei quali 2 sacerdoti); per tutti quanti loro si è già chiusa la fase diocesana della Causa di Beatificazione con la dichiarazione di martirio per questi “Servi di Dio”.

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