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La comunicazione

AstraZeneca: raccomandato l'uso agli over 60

Il ministero: "Proseguire con la seconda dose per chi ha ricevuto la prima"

AstraZeneca

Uso preferenziale ai maggiori di 60 anni”. Con una nota il ministero della Salute, inviata alle Regioni, istituzioni ed associazioni, raccomanda l’utilizzo del vaccino AstraZeneca alle persone di età superiore ai 60 anni. Nella stessa comunicazione viene comunque ribadito che il siero è approvato per tutti i maggiorenni. La somministrazione negli over 60 è consigliata tenuto conto “il basso rischio di reazioni avverse di tipo tromboembolico a fronte della elevata mortalità da Covid-19". E per chi invece ha già ricevuto la prima dose e ha meno di 60 anni? Secondo la circolare del ministero si può proseguire tranquillamente, completando il ciclo, con la seconda iniezione. Anche perché come comunicato, “queste rarissime complicanze che si sono verificate con la somministrazione della prima dose, non si sono mai osservate in persone che hanno fatto la seconda dose".

Insomma dopo un paio di mesi arriva un vero e proprio dietrofront: all’inizio, infatti, il vaccino anglo-svedese era consigliato agli under 55, salvo poi essere esteso a tutte le categorie d’età. Ora invece arriva l’altra raccomandazione che consiglia l’iniezione solamente agli over 60.

Il Comitato per la sicurezza dell’Ema ha concluso che i “coaguli di sangue insoliti con piastrine basse dovrebbero essere elencati come effetti collaterali molto rari di AstraZeneca”. L’Autorità europea dei medicinali ha constatato che la maggior parte dei casi segnalati si è verificata in donne di età inferiore a 60 anni entro 2 settimane dalla vaccinazione: “Sulla base delle prove attualmente disponibili — spiega la nota dell’Ema — i fattori di rischio specifici non sono stati confermati”. La decisione sull’uso «ottimale» del vaccino sarà quindi nazionale: ad ora, la maggior parte dei Paesi ha optato per destinarlo esclusivamente alle persone con almeno più di 55 anni.

I benefici, comunque, continuano a prevalere. Cooke, direttore dell’Ema, ha ribadito che “il rischio di mortalità per Covid-19 è molto più grande del rischio di mortalità da questi effetti collaterali che sono davvero molto rari. È importante che noi usiamo i vaccini che sono disponibili”.

Quello che però ora viene richiesto è un regolamento chiaro per le Regioni: il metodo all’interno del Paese deve essere univoco per evitare che le persone si spostino di regione in regione a seconda delle decisioni prese in relazione all’inoculazione del vaccino. Per il secondo trimestre dell’anno (aprile-giugno) sono attese 10 milioni di dosi del vaccino di Oxford in Italia e addirittura 24,7 per il terzo: ovviamente, alla luce di queste nuove probabili disposizioni, il piano vaccinale dovrà essere stravolto.

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