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IL FLÂNEUR

Larizzate e un misterioso risotto

Una leggenda sul castello del borgo alle porte di Vercelli

Larizzate

Oltrepassiamo la periferia, percorriamo qualche chilometro (pochi) e ci troviamo di fronte al colosso di Amazon ma non è lui che ci interessa. Il vero flaneur è sempre alla ricerca di qualcosa di nascosto, misterioso, non ben visibile. Questo è il caso di Larizzate, frazione di Vercelli, un minuscolo borgo che sembra fantasma e che nasconde storie passate e antiche.

Larizzate

La vocazione contadina e risicola si percepisce immediatamente dalla struttura delle abitazioni che si raggruppano, per lo più in cascine. Tutto attorno le risaie. Il silenzio regna ovunque interrotto solo dalle poche auto di passaggio o dai rumori degli animali. Nel retro di un cortile emerge, quasi da nulla, l’edicola votiva di una Madonna, che pare essere nera, con il Bambino. Sotto all’affresco, in segno devozionale, sono stati posti vasi di fiori. Percorrendo una lunga via alberata si arriva fin davanti alla parrocchia della Beata Vergine Assunta che sembra essere l’edificio più curato di tutto il borgo. La storia di Larizzate è antica e non avara di spunti interessanti. Da questo piccolo borgo proviene un documento, datato 27 agosto 1493, che, per la prima volta, segnala la coltivazione del riso nel territorio vercellese. La frazione, anticamente detta anche Calliniascum, fu parrocchia già nel secolo X. 

Larizzate

Venne menzionata con il toponimo Larizzate in un documento del 1031. Dalla strada principale, quella che prosegue in direzione Crescentino, si possono osservare quelli che ormai sono i ruderi del castello che, attestato dal 1201, doveva essere uno dei piú antichi e importanti della zona, per la posizione lungo la strada per il Monferrato e per la vicinanza a Vercelli. Da documenti della prima metà del XIII secolo si rileva il caratteristico frazionamento del castello in due parti, una possedimento laico, l’altra proprietà ecclesiastica dei Benedettini dipendenti dall'abbazia di S. Benigno di Fruttuaria. La porzione del castello di proprietà degli Avogadro fu acquistata all’inizio del Duecento dalla famiglia Bondonni, la quale nel 1227 la vendette all’Ospedale S. Andrea. Il resto del castello fu commenda secolare dei monaci benedettini fino all’anno1230 circa, quando per opera del cardinale Guala Bicchieri fu ceduta all'Ospedale Maggiore di Vercelli. Sul castello si narra una leggenda molto famosa che è quella del “al risot di sasin", ovvero "il risotto degli assassini”. Molto tempo fa un signore della zona di pessima fama, spalleggiato dai suoi sgherri che erano briganti, terrorizzava le persone del territorio con spavalderia e prepotenza. E fin qui niente di nuovo.

A Larizzate viveva però un castellano benvoluto da tutti. Un giorno, non sappiamo quando e non sappiamo di preciso dove, i due si incontrarono. Il signorotto malvagio, tanto per non smentire la sua fama, disse al castellano di Larizzate che la sera stessa si sarebbe presentato nel suo castello per mangiare un risotto, ovviamente autoinvitandosi in segno di scherno. Il castellano tornò a casa, raccontò tutto alla moglie e con le sue guardie organizzò la difesa del castello. Trascorse tutta la notte ma dei briganti nessuna traccia. All’alba il castellano decise di abbassare la guardia e di uscire per sbrigare alcune faccende. La circostanza gli fu fatale. Il brigante e i suoi sgherri, che aspettavano solo che le difese calassero, riuscirono a penetrare nel castello attraverso un tunnel sotterraneo e segreto. La povera moglie del castellano fu così costretta a cucinare un risotto che non fu molto gradito dai briganti. Quando il signore di Larizzate tornò al castello trovò infatti le sue guardie uccise e la moglie morta e stesa nuda sulla tavola tra gli avanzi. La filosofia del flaneur è questa: in ogni piccolo borgo scovare storie anche laddove sembri regnare il vuoto e la desolazione più assoluta. 

 Larizzate

 

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