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IL FLÂNEUR

Sacro e profano tra centro e periferia

La storia di Santa Ugolina da Billiemme

Chiesa Billiemme

La chiesa di Billiemme

Si sta facendo sera e da piazza Cavour passeggio verso corso Libertà passando per il Rialto.

Volgendo lo sguardo verso l’alto noto un volto femminile affrescato su un muro, ha un’aureola e l’effigie sotto la raffigurazione recita: “Casa abitata da S. Ugolina nel 1200”. 

Via Santa Ugolina

Nell’omonima via, nel cuore di Vercelli, c’erano in un tempo non troppo remoto le case di tolleranza, i postriboli, i bordelli o chiamateli come vi pare. Il flusso delle storie sembra non tenere conto delle distanze geografiche. Per approfondire la storia non delle case chiuse ma della Santa, mi torna alla memoria un’altra passeggiata in periferia vicino alla chiesa di Billiemme. All’interno del luogo sacro è collocata, in prossimità dell’altare, una grande statua che raffigura proprio Ugolina. Uno scritto conservato sotto ad una cornice di vetro racconta la storia della donna.

“Santa Ugolina Vergine Eremita di Billiemme. Nasce a Vercelli nel 1239 in via Rialto da genitori ricchi e nobili (De’ Cassami). Ugolina è molto devota ed è particolarmente accogliente verso i pellegrini. A quattordici anni rimane orfana di madre ed il padre attenta alla sua verginità. Rispondendo a Dio che la spinge ad una via eremitica, approfittando dell’assenza di suo padre che si era allontanato per un viaggio di affari, sostenuta dal consiglio di padre Valentino, domenicano suo confessore, ed accompagnata dalla saggezza pratica della signora Libera, Ugolina si ritira in solitudine a Billiemme nella piccola casupola che già aveva ospitato l’eremita San Favorino e che conservava un’edicola dedicata a Santa Maria di Betlemme.

Statua santa Ugolina

Vestita con un abito maschile con il cappuccio, l’eremita di Billiemme è conosciuta dai suoi contemporanei come Ugone. Questo dà a lei maggiori garanzie di solitudine e minori molestie. Vive per 47 anni in solitudine nella preghiera, nella penitenza e in un amor di Dio che subito intuiscono coloro che l’accostano per chiedere consiglio o preghiera per i propri bisogni. Vengono per incontrarla dalla città, da Casale, Villanova Monferrato, Rive, Pertengo, Cigliano, Costanzana, Trino, ecc. Ciascuno ritorna a casa con il dono della pace interiore che solo Dio riesce a dare. Un procuratore colpito dalla lebbra, viene da lei per ottenere guarigione, ma si sente rimproverare dall’eremita perché sfrutta le persone e soprattutto le più deboli. Inviperito da ciò e ancora lebbroso incomincia a sparlare dell’eremita e continua a fare di peggio. Finisce i suoi giorni con una condanna a morte. A 59 anni Ugolina viene colpita da un’infermità grave e dolorosa allo stomaco, accompagnata da continue febbri. Una malattia vissuta nel segno dell’amore di Dio che la chiama a sé. Muore nella pace dei beati due anni dopo, il 16 agosto del 1300, anno del primo Giubileo indetto da Bonifacio VIII. La sua festa si celebra il giorno 8 agosto”.

 

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