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I segreti di internet

Chat con il morto

Come e quando potremo parlare con i cari estinti

i segreti di internet

L'umanità è composta di circa 7 miliardi di persone, di cui 4,54 regolarmente connesse a internet. Circa la metà, malcontati 3,5 miliardi di persone, utilizza quotidianamente i social media, con un incremento del 9% circa rispetto al 2019 (dati forniti dal “digital report 2020”).

Insomma, a voler tirar le somme, più del 60% della popolazione mondiale è stabilmente in Rete e le ultime tendenze rivelano che oltre la metà della popolazione totale del mondo utilizzerà i social media entro giugno 2021. Sempre per quanto riguarda i social, si registra un incremento del 2,4% per gli accessi da mobile, portando complessivamente a più del 90% la percentuale degli utenti che accede direttamente dallo smartphone, confermando sempre di più l’importanza del cosiddetto “mobile first”.

Con simili dati, oltretutto in forte crescita, tutto vien da pensare tranne che, oggi, l'ultima cosa che manca per interagire in Rete siano proprio gli interlocutori. Eppure, a chi tira le redini di internet, evidentemente questi numeri debbono essere apparsi non soddisfacenti. E così, nell'impossibilità (almeno per il momento) di fabbricare nuove persone per aumentare la massa critica delle connessioni e della partecipazione virtuale, qualcuno ha pensato bene di rivolgersi direttamente ...all'aldilà.

Proprio così: Microsoft ha depositato un brevetto di una ancora non meglio precisata tecnologia che permetterà di sfruttare i dati diffusi da una determinata persona online (foto, video, messaggi vocali, etc) per allestire un “chatbot” per permettere di conversare con la stessa. Il “chatbot”, per chi non dovesse intendersene, altro non è che un software ideato per simulare un dialogo con un essere umano. Il termine fu coniato nel 1994 da Michael Lauren Mauldin (fondatore di Verbot) per definire appunto questa tipologia di programmi di conversazione. Trattasi di una sorta di assistente virtuale (oggi ne incontriamo tantissimi navigando su siti di banche, assicurazioni etc.) che, grazie ad una forma di intelligenza artificiale, permette di fornire risposte strutturate e pertinenti a determinate e specifiche domande.

Finora l'esperienza di parlare con i defunti è sempre stata confinata in romanzi, film, serie tv etc.. La possibilità infatti di poter interagire e conversare con una persona deceduta (attraverso un avatar virtuale più o meno simile all'interlocutore passato a miglior vita) è qualcosa di diffusissimo nella fantascienza: basti pensare a “Transcendence”, film del 2014 con Johnny Depp, oppure alla serie tv “Upload” o, ancora, all’episodio “Torna da me” della fortunata serie “Black Mirror” di Netflix. La notizia del brevetto di Microsoft di cui ci stiamo occupando, che ancora non ha un nome, è stata data dal quotidiano “The Indipendent”. Quel poco che è stato rivelato è che il progetto si basa sull’impronta digitale lasciata da un utente online per poter creare un chatbot non solo con persone vive, oppure di fantasia, ma anche con persone morte.

Quel che serve è avere accesso a una quantità di informazioni sufficienti per poter personalizzare il chatbot, dopodichè si potrà direttamente interloquire con il caro estinto. Il sistema raccoglie ed elabora, come detto prima, le informazioni riguardanti una specifica persona reperibili in Rete (prima di tutte quelle presenti sui social media, dove oggi riversiamo la maggior parte dei dati e delle notizie che ci riguardano) per poi crearne un profilo e realizzare così un chatbot conversazionale in grado di gestire un vero e proprio dialogo, riuscendo a simulare il comportamento, le movenze e le espressioni tipiche di quella determinata persona. La digitalizzazione della coscienza sarà una tematica sempre più presente nei prossimi decenni, così come la possibilità di collegare l’attività cerebrale ai computer, come visto col recente progetto “Neuralink” ideato da Elon Musk.

Si annunciano tempi duri per indovini, negromanti e compagnia briscola.

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