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1898

Gli scontri e gli arresti del 1° maggio

Disordini a Vercelli, San Germano e Trino

Gli scontri e gli arresti del 1° maggio

Disordini e arresti per la festa del 1° maggio 1898 a Vercelli. Le autorità si trovano in difficoltà nel dover gestire la grande folla accorsa per una conferenza del professor Sambucco al Facchinetti: pur non essendoci stati scontri la situazione scappa di mano e scattano le manette per alcuni manifestanti. Tutto, però, nasce da un’incomprensione, o meglio da una sbagliata scelta comunicativa. Nei giorni precedenti alla manifestazione, viene comunicato dal Circolo Popolare che ci sarebbe stata una conferenza del professor Sambucco al Facchinetti, ma in seguito ad ordini del ministero dell’Interno, viene vietata. Nessuna comunicazione arriva, però, sia da parte del Circolo Popolare che dalle autorità, così che tante sono le persone che accorrono nel primo pomeriggio in via dei Macelli, trovandosi le strade sbarrate da agenti in divisa e in borghese. Con il passare dei minuti, però, la folla aumenta sempre di più e gli operatori non riescono a gestire l’assembramento. Intervengono, per sgomberare, 50 uomini della fanteria. “Testimoni oculari, non sospetti, ci assicurano che non vi fu resistenza da parte del pubblico - si legge su La Sesia - Ovviamente ci fu il serra-serra solito di queste occasioni e le sgombero non potè farsi subito. Fu allora che incominciarono gli arresti e i primi ad essere arrestati furono i capi del Circolo Popolare, i quali vennero condotti nel cortile del Facchinetti, convertito in carcere provvisori”. Sette sono le persone che finiscono in manette e condotte al Castello: “Essi furono tradotti davanti al Tribunale per direzione direttissima, ma i difensori chiesero ed ottennero il rinvio, senza però che gli arrestati siano stati messi in libertà provvisoria. L’imputazione che pesa su di essi, o almeno su di alcuni, è di oltraggio, minacce e violenze: una imputazione grave e, a detta di testimoni oculari, non giusta. Alcuni tra delegati, guardie e carabinieri, invece, passarono la misura”. Nello stesso giorno, arresti ed incidenti avvengono anche a San Germano: un gruppo di persone provenienti da Vercelli intona l’inno dei lavoratori davanti alla caserma dei carabinieri. “Viene arrestato uno dei contestatori e le grida salgono di tono: nel tentativo di disperdere la folla viene ammanettata un’altra persona. Questo fatto rende la situazione ancora più incandescente: la folla, composta da più di 600 persone, dopo aver invitato il sindaco ad intervenire, si rovescia di nuovo sotto la caserma e i carabinieri sono costretti a liberare i due arrestati”. Con l’aiuto dei colleghi di Livorno Ferraris, i militari dell’Arma riescono a far rientrare tutti nelle loro abitazioni e procedono, nella notte, a eseguire complessivamente 18 arresti.
Alcune settimane più tardi, il 29 maggio, “scoppiano altri tumulti a Trino da parte dei mondariso. La polemica scoppia dopo che viene pubblicato il manifesto che fissa a 80 centesimi la loro paga giornaliera. La protesta scoppia nelle prime ore del mattino da parte di donne e ragazzi, convinti che i signori li vogliano far morire di fame. Dopo poco la folla si arricchisce di contadini e altri ragazzi che si dirigono verso la casa del sindaco Vercellotti. Dopo aver assalito un’auto, riescono ad entrare nell’ufficio devastando i mobili e distruggendo tutte le carte. Gli atti vandalici proseguono poi anche nel vicino Distretto irriguo, dove alcuni contestatori provano ad appiccare il fuoco. Provvidenziale l’intervento dei carabinieri che riescono a sopprimere la rivolta senza che nessuno venga ferito. Gli arresti, alla fine, sono addirittura 104”

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