cerca

Due tragedie

Nel 1896 un ragazzo sbranato da un leone

Un altro giovane viene ucciso in una rissa

Omicidio Cappuccini

Il 25 febbraio Vercelli viene scossa da una terribile tragedia: un giovane cremonese, Agostino Palavera, viene sbranato da un leone, presente nel serraglio del signor Romano Laure. Palavera, da appena due giorni assunto come garzone al servizio di Laure, entra nella gabbia del feroce animale, contro il divieto che gli era stato imposto nei giorni precedenti. La scena che i soccorritori si trovano davanti è raccapricciante: “il fiero animale si scagliò contro l’imprudente giovane, lo atterrò, e con le unghie poderose ne fece strazio, lacerandogli il collo così, da staccargli quasi il capo dal busto”. Nelle ore seguenti si sparge la voce che il leone sia scappato dalla sua gabbia, creando un panico enorme nella cittadinanza: fortunatamente la notizia viene subito smentita e la tranquillità torna tra gli abitanti.

A nulla è servito l’intervento di Laure, che prova a salvare il garzone entrando nella gabbia del leone, colpendolo con una daga, mettendo a rischio la sua vita: “Il suo eroismo, anche se fu inutile, non merita meno il plauso del pubblico il quale non può non ammirare quest’uomo, che dimentica la moglie e i suoi cinque figli per gettarsi contro un leone”. All’uomo era stato dato inizialmente il divieto di riaprire il suo serraglio, ma l’ordine viene poi revocato nei giorni seguenti.

Nello stesso anno un altro fatto di cronaca sconvolge la città: il 21 giugno ai Cappuccini durante una rissa un giovane neanche ventenne, Francesco Lesca, viene ucciso a coltellate da un coetaneo, Carlo Facelli. Lesca, molto conosciuto in tutto il rione, viene dipinto come un “ragazzo d’indole buona, laborosissimo”. Tutti lo dipingono come un giovane dalle ottime qualità morali con una sola definizione: “Era il più buono, il più bravo dei giovani Cappuccini”. Dalla ricostruzione dei fatti Facelli litigava con un altro ragazzo, Giuseppe Bertolone, minacciandolo con una lama. Lesca ha la sfortuna di intravedere il litigio e di intervenire per placare gli animi. A quel punto la situazione peggiora: “Ad un tratto, il Facelli, sempre impugnando il coltello, si slancia contro il Lesca, e gli infierisce, così, per impulso di bruta malvagità, un colpo, uno solo, all’inguine destro, dandosi poi alla fuga”. Lesca non riesce neanche a chiamare aiuto, fa solamente qualche passo e poi cade a terra, morendo dissanguato. A nulla sono serviti i primi soccorsi dei cittadini. Successivamente giungono sul luogo dell’omicidio i carabinieri, che, dopo aver raccolto le testimonianze, si recano a casa del Facelli per arrestarlo. L’omicidio del giovane Lesca scuote decisamente l’animo di tutta la comunità cappuccina. Una grande folla si riversa nelle strade per dare il proprio saluto al mezzo che porta via il corpo del giovane: “I contadini che s’avviavano al lavoro, si soffermavano muti a contemplarlo, e molte donne al suo passaggio piangevano la sorte del povero ragazzo, che era il più valido sostegno della misera famiglia”. Facelli, mandato a processo, viene dichiarato colpevole di omicidio e condannato a 30 anni di carcere.

Commenti

Condividi le tue opinioni su La Sesia

Caratteri rimanenti: 1500