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L'eccellenza

Ospedale Sant'Andrea: nuove tecnologie per l'Unità senologica

Il responsabile Mario Scansetti: "Cure ad hoc per ogni paziente"

Chirurghi

Un viaggio nell’innovazione durante la pandemia”.

Così viene definita l’operazione di modernizzazione, attraverso nuove tecnologie, dell’unità senologica dell’ospedale Sant’Andrea. "Le neoplasie mammarie rappresentano ad oggi, nella nostra realtà, una percentuale significativa della patologia oncologica riguardante la popolazione femminile – spiega il responsabile facente funzione del reparto di Chirurgia generale, Mario Scansetti - La sempre più precoce diagnostica, attraverso lo screening senologico dell’ormai consolidato “progetto Serena”, ha permesso di identificare patologie neoplastiche ad uno stadio sempre più precoce di malattia". La pandemia ha purtroppo rallentato l’attività preventiva, ma il Sant’Andrea ha saputo approfittarne per dotarsi di nuove tecnologie, così da farsi trovare pronto con nuove “armi” contro questa diffusa patologia.

L’unità senologica da anni collabora come “Breast Unit” (cioè centro multidisciplinare) con la Senologia dell’Azienda ospedaliera universitaria Maggiore della Carità di Novara. "Ogni paziente, presa in carico dalle figure attraverso cui avviene il delicato momento di “prima comunicazione” della diagnosi oncologica - chirurgo, oncologo, radiologo, radioterapista - è avviata attraverso una discussione del Gic (Gruppo interdisciplinare di cura) al più appropriato percorso diagnostico terapeutico", fa sapere Scansetti. Questo “lavoro di squadra” viene portato avanti dai diversi componenti del Gic: oltre al team chirurgico guidato da Mario Scansetti, ne fanno parte Oncologia, Anatomia patologica, Radiologia e Radioterapia, oltre alla collaborazione con il centro Hub di riferimento per la Chirurgia plastica, il cui team partecipa alla parte ricostruttiva.

Le due importanti innovazioni tecnologiche consistono "in un sistema radiologico “mammotome” che consente di eseguire mammografie in 2D e 3D (la così detta tomosintesi) con un’unica somministrazione di radiazioni e un aumento della rilevazione di lesioni tumorali fino al 40% grazie alle due immagini combinate – racconta Scansetti -   Il sistema inoltre consente una completa personalizzazione ad hoc grazie agli accessori di cui è dotato. Permette anche di eseguire agobiopsie non ecograficamente visibili, e inoltre di eseguire le biopsie attraverso il sistema Vabb, consentendo il prelievo di fino a 12 campioni diversi la formazione di ematomi post procedurali". Lo studio del linfonodo “sentinella” avviene invece attraverso il sistema Osna, in collaborazione con l’Anatomia patologica. "La sua analisi limita lo svuotamento linfonodale ascellare completo, procedura chirurgica maggiormente invasiva, a pochi casi. Fornisce in tempi più brevi (circa 20 minuti) e con il non trascurabile vantaggio di eseguire più analisi in contemporanea, un’indicazione precisa non solo sulla metastatizzazione ma anche sul “carico tumorale”, presente nel linfonodo, dando una connotazione prognostica di supporto alle scelte sia chirurgiche che oncologiche", conclude il responsabile di Chirurgia generale.

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