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Rotary Club Vercelli

Più cultura e informazione per una spesa consapevole

La dottoressa Valentina Tepedino ospite della serata conviviale

Valentina Tepedino

La dottoressa Valentina Tepedino ospite del Rotary Club Vercelli

“Il problema è la frode: ci vorrebbero più cultura e informazione su come poter fare una spesa consapevole. Per esempio, imparando a conoscere quali sono le colorazioni dei prodotti che acquistiamo, come i filetti di pesce, perché altrimenti veniamo fregati”. Questa la premessa di Valentina Tepedino, ospite del Rotary Club Vercelli, presieduto da Luigi Omodei Zorini.
Tepedino si è laureata alla facoltà di Medicina veterinaria di Milano, e successivamente si è specializzata in Igiene, allevamento e ispezione di prodotti ittici e Indirizzo e legislazione veterinaria. “Sono vent’anni che lavoro nel settore ittico, dalla pesca all’allevamento, fino alla distribuzione e alla ristorazione - ha spiegato Tepedino - Oggi si sente parlare di sostenibilità ittica, ma alla fine non si sa bene se i prodotti siano effettivamente sostenibili. Quotidianamente in Italia vengono commercializzate oltre 1200 specie. Per ogni tipologia di pesce, ce ne sono tantissime: quello che interessava a me era andare a capire se in commercio, questa somiglianza tra le specie, portava a frodi di sostituzione”.
Il titolo della relazione, ‘Per non prendere un granchio. Trucchi e consigli per fare una spesa di pesce più consapevole non solo per l’ambiente ma anche per il portafoglio’, ha ispirato gli ascoltatori ad una spesa più cosciente. La dottoressa ha spiegato le particolarità delle varie tipologie di filetti e di pesci: “Il prodotto alimentare di origine animale che viene messo in commercio, deve rispondere a determinati requisiti”, così Tepedino smentisce le voci di chi disprezza alcune tipologie di pesce, solo perché allevati in aree che si pensano inquinate, all’estero. E aggiunge: “Avvengono dei controlli continui, all’infinito, fino alla fase di commercializzazione: tutti i prodotti vengono verificati per gli aspetti igienico-sanitari; e non possono entrare sul mercato, se non illegalmente, quelli che non sono sani per la tutela dei consumatori. A campione, vengono verificati i metalli pesanti, i contenuti chimici e potenziali virus o batteri. Di conseguenza, non si può pensare che i prodotti che mangiamo, siano stati manipolati prima di arrivare sulla nostra tavola”.
La dottoressa, attraverso esempi concreti e immagini, ha sottolineato che a volte il pesce sembra buono, ma se non conosciamo quale debba essere il suo colore, possiamo sbagliarci. “Quando il pesce resta a bagno nell’acqua e negli additivi, li assorbe: e il pesce cresce anche di prezzo. Poi ce ne rendiamo conto quando lo cuciniamo, perché il pesce si ‘ritira’: noi lo acquistiamo di un certo peso, ma non mangiamo mai effettivamente tutta quella quantità. Quando una persona va a fare la spesa, sembra semplice; invece bisogna guardare bene l’etichetta e, se è misera, evitare di comprare il pesce, perché potrebbe non essere come viene venduto. Bisogna acquistare nei banchi che possono darci le informazioni, e affidarci a chi ci sa dare direttive precise. A livello mondiale, oltre il 50% dei prodotti ittici che consumiamo è di acquacoltura, dato che non si possono reperire tutti nel mare; ed è anche un metodo più sensibile all’impatto ambientale. Non solo: il Covid ha risvegliato la conoscenza dei prodotti nazionali, mentre prima privilegiavamo le specie ittiche importate, penalizzando la varietà del nostro mercato, con la conseguenza della svendita del prodotto stesso” ha concluso Tepedino. 

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