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Approvato il nuovo decreto: Piemonte verso la zona arancione

Spostamenti vietati e inasprimento per le regioni a "rischio alto"

Giuseppe Conte

Il premier Giuseppe Conte

Spostamenti vietati tra le regioni, prolungamento dello stato di emergenza fino al 30 aprile, visite agli amici e ai parenti soltanto in due e una volta al giorno, divieto di asporto per i bar dopo le 18 in zona gialla, passaggio in zona arancione per le regioni con rischio “alto” e introduzione della zona bianca: queste le linee guida principali del nuovo decreto approvato dal Governo nella serata di ieri, mercoledì 13 gennaio, per contrastare l’epidemia Covid. Il provvedimento, di fatto, amplia le limitazioni anche in fascia gialla e conferma che le regioni potranno passare in zona arancione anche con un Rt inferiore a 1 se il rischio complessivo è «alto»: in questa situazione si trovano 12 regioni, tra cui il Piemonte. Praticamente scontato il prolungamento dello stop per piste da sci, piscine e palestre, mentre in zona gialla dovrebbe essere consentita la riapertura di mostre e musei con ingressi contingentati.

Nelle prossime ore, dopo il confronto tra Governo e Regioni, sarà varato il nuovo Dpcm, che conterrà ulteriori disposizioni per il contenimento della pandemia e che partirà da sabato 16 gennaio e durerà fino al 5 marzo. Nella giornata di venerdì ci sarà la pubblicazione del nuovo monitoraggio: in base ai dati, il ministero della Salute stabilirà, con una ordinanza, i «colori» delle regioni.

 

Spostamento tra Regioni

Nel decreto è stabilito che, fino al 15 febbraio, è vietato ogni spostamento in entrata e in uscita tra i territori di diverse regioni o province autonome, salvi gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute. È comunque consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione. Il divieto vale anche per le regioni che si trovano in fascia gialla.

La regola sulle visite solo in due persone

Per limitare gli incontri, nel decreto è stato stabilito di prorogare la norma che era stata approvata in vista delle festività natalizie. E dunque «in ambito regionale, lo spostamento verso una sola abitazione privata abitata è consentito, una volta al giorno, in un arco temporale compreso fra le ore 5 e le 22, e nei limiti di due persone ulteriori rispetto a quelle già conviventi, oltre ai minori di anni 14 sui quali tali persone esercitino la potestà genitoriale e alle persone disabili o non autosufficienti conviventi». Questa norma vale dal 16 gennaio 2021 al 5 marzo 2021.

Deroga per i piccoli comuni

Resta la deroga varata con il decreto che ha preceduto il Dpcm di Natale: "Qualora la mobilità sia limitata all’ambito territoriale comunale, sono comunque consentiti gli spostamenti dai comuni con popolazione non superiore a 5.000 abitanti e per una distanza non superiore a 30 chilometri dai relativi confini, con esclusione in ogni caso degli spostamenti verso i capoluoghi di provincia".


Rischio alto in arancione

Il Governo decide di ampliare la possibilità di far scattare l’ingresso nelle fasce che prevedono restrizioni e nuovi divieti. Secondo i parametri attuali si entra in fascia arancione con un Rt pari a 1 e in fascia rossa con Rt pari a 1,25. Si è però deciso che vanno in arancione anche le regioni con Rt inferiore ma vicino ad 1 e con un livello di rischio alto: questo lo scenario che potrebbe coinvolgere il Piemonte. In questo caso scatta la chiusura di bar e dei ristoranti e il divieto di uscire dal proprio comune. Sono aperti i negozi, i parrucchieri e i centri estetici.

I criteri per la fascia bianca

Il decreto istituisce una «fascia bianca», dove la libertà è quasi totale, con la riapertura di tutte le attività senza limitazioni di orario. Per entrare in fascia bianca bisognerà un livello di rischio basso con una incidenza settimanale dei contagi, per due settimane consecutive, inferiore a 50 casi ogni 100.000 abitanti. Ad ora, nessuna regione può nemmeno pensare di ambire a questa fascia.

Lo stato di emergenza prorogato fino al 30 aprile

Il consiglio dei ministri ha anche prorogato fino al 30 aprile 2021 lo stato d’emergenza. Lo stato di emergenza consente di agire in deroga su numerosi aspetti della vita pubblica grazie all’emanazione di Dpcm e ordinanze del ministro per la Salute. Lo stato di emergenza consente inoltre, sia ai dipendenti pubblici sia a quelli privati, di ricorrere allo smart working: allo scadere di questa situazione, le norme dovranno essere riviste. Le Regioni possono inoltre continuare a firmare ordinanze, ma devono consegnare le linee guida al Governo. Durante questo periodo continua il monitoraggio settimanale effettuato dal ministero della Salute sulla base dei dati forniti dalle Regioni. Il monitoraggio consente di tenere sotto controllo la situazione dell’epidemia in Italia, calcola l’indice Rt, e analizza la tenuta delle strutture sanitarie e in modo particolare i posti liberi nei reparti Covid e quelli delle terapie intensive. Da ultimo, lo stato d’emergenza consente di prendere provvedimenti in grado di restringere l’ingresso nel Paese da parte di cittadini di altri Stati.

 

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