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Le riflessioni dell'Arcivescovo

Monsignor Arnolfo: 'Non spegniamo la luce che illumina le nostre vite'

Gli auguri a tutti i vercellesi

Monsignor Marco Arnolfo

L'Arcivescovo di Vercelli Marco Arnolfo

L'arcivescovo di Vercelli Marco Arnolfo, in occasione del Natale, offre ai vercellesi e ai lettori de La Sesia i propri auguri e le proprie riflessioni.

Carissime e carissimi, ci apprestiamo a vivere quest’anno un Natale molto diverso, con restrizioni e disagi, che comprendiamo soprattutto pensando a chi è più fragile e vulnerabile. Molti di noi sono nella sofferenza a causa di lutti familiari e per la separazione forzata dai propri cari ammalati o anziani e tanti lamentano difficoltà economiche, il crollo finanziario per la perdita del lavoro.

È sicuramente un Natale più buio e povero, che però ci riporta con più verità alla notte del Natale di Gesù in cui anche Maria e Giuseppe furono costretti a mettersi in viaggio per un censimento, ad alloggiare in una stalla perché non c’era posto per loro negli alloggi e ad accogliere Gesù Bambino appena nato in una mangiatoia.

Eppure quella nascita, avvenuta in frangenti così poco fortunati, segna l’inizio di una vita nuova per tutta l’umanità. Infatti quel bambino, nella sua piccolezza e fragilità mortale, porta in sé la potenza di Dio sulla terra, la forza dirompente dell’Amore che apre all’uomo l’orizzonte oltre la morte e la comprensione del senso della propria esistenza.
È Dio che sceglie di manifestarsi non nel fragore del terremoto o nei lampi di una luce accecante, ma nel pianto e nel sorriso di un bambino capace di suscitare tenerezza e cura premurosa e di riportarci a gustare la vita nella sua stupenda normalità. È una debole Luce nella notte che squarcia le tenebre dell’indifferenza e dell’arroganza, mette in movimento pastori e Re Magi, avvicina avversari e stranieri come fratelli.

Auguro di cuore a tutti di non spegnere questa luce che sicuramente ha già illuminato altre volte la nostra vita e che tutti abbiamo visto risplendere in questo tempo in tanti atti di bontà e di eroismo per curare gli ammalati, assistere gli anziani e non abbandonare chi è solo.
Vercelli che può vantare una lunga storia di attenzione agli ultimi, dal Cardinale Guala Bicchieri che ha voluto l’ospedale, alle confraternite di mutuo soccorso, può e deve ripartire con nuovo slancio nella solidarietà vicendevole e nell’attenzione all’economia locale.

Il nostro grande padre Eusebio, di cui il prossimo primo agosto ricorreranno 1650 anni dalla morte, interceda per noi la fraternità e la concordia che tanto ha raccomandato dal suo esilio.
Auguri di cuore a tutti.

don Marco

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