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Lo studio

Gimbe, Covid: "Contagi stabili ma preoccupano le varianti"

Vaccini: crollano del 64% i positivi tra gli operatori sanitari

Gimbe

I contagi stabili, il calo di decessi e ricoveri in terapia intensiva, ma la paura per il problema legato alle varianti. Questo il bliancio del Gimbe, la  fondazione di diritto privato costituita dall'associazione Gruppo italiano per La medicina basata sulle evidenze, riguardante l’evoluzione della curva epidemiologica nella settimana appena trascorsa. Il monitoraggio indipendente della Fondazione conferma nella settimana 3-9 febbraio 2021, rispetto alla precedente, un numero stabile dei nuovi casi (84.711 vs 84.652). Scendono i casi attualmente positivi (413.967 vs 437.765), le persone in isolamento domiciliare (392.312 vs 415.234), i ricoveri con sintomi (19.512 vs 20.317) e le terapie intensive (2.143 vs 2.214. In calo anche i decessi (2.658 vs 2.922).

“Anche questa settimana – afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – a livello nazionale i nuovi casi sono stabili rispetto alla precedente, una calma piatta purtroppo solo apparente”. Infatti, spacchettando il dato nazionale, in 10 Regioni si rileva un incremento percentuale dei nuovi casi e in nove Regioni aumentano i casi attualmente positivi per 100.000 abitanti, ma i numeri per ora non impattano sulle curve nazionali perché si tratta principalmente di Regioni di piccole dimensioni. “Situazioni molto critiche come quelle dell’Umbria – spiega Cartabellotta – dove le nuove varianti hanno determinato rapidamente un’impennata dei casi e la saturazione di ospedali e terapie intensive potrebbero improvvisamente esplodere ovunque, visto che le varianti del virus circolano ormai in tutto il Paese”. Ecco perché è fondamentale monitorare tutte le “spie rosse” per attuare tempestive strategie di contenimento: in 17 province l’incremento percentuale dei nuovi casi negli ultimi 7 giorni supera il 5%. Sul fronte ospedaliero, l’occupazione da parte di pazienti Covid supera in 3 Regioni la soglia del 40% in area medica e in 4 Regioni quella del 30% delle terapie intensive.

 

I vaccini

Al 10 febbraio hanno completato il ciclo vaccinale con la seconda dose 1.214.139 persone (2,04% della popolazione), con marcate differenze regionali: dal 1,38% della Calabria al 3,58% della Provincia Autonoma di Bolzano. “In generale – afferma Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione Gimbe – se da un lato i ritardi delle forniture interessano l’intero primo trimestre con inevitabile rallentamento della campagna vaccinale, dall’altro le Regioni stanno gestendo correttamente le dosi, completando il ciclo vaccinale nei tempi corretti”.

Sulla base dei dati pubblicamente disponibili al momento è possibile valutare l’efficacia della vaccinazione solo sugli operatori sanitari, i cui contagi vengono monitorati regolarmente dall’Istituto Superiore di Sanità. Se i nuovi casi nella popolazione generale sono stabili da 3 settimane, tra gli operatori sanitari si sono ridotti del 64,2%: dai 4.382 rilevati nella settimana 13-19 gennaio, quando è stata avviata la somministrazione delle seconde dosi, ai 1.570 della settimana 3-9 febbraio.

“Presupponendo che le modalità di screening periodico degli operatori sanitari non siano state modificate – spiega Cartabellotta – questa netta riduzione è verosimilmente effetto della somministrazione di circa 1,9 milioni di dosi di vaccino in questa categoria di popolazione”.

 

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