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Comunità di Vercelli e di Casale Monferrato

Pèsach, la Pasqua ebraica al tempo del Covid

I precetti: non mangiare cibo con lievito, leggere il libro dell'Esodo

Pèsach, la Pasqua Ebraica al tempo del Covid

Le Comunità Ebraiche celebrano la Pèsach 5781, prevista dal 28 marzo al 4 aprile. Pesach, la Pasqua Ebraica, ricorda l’esodo e la liberazione del popolo ebraico dall’Egitto e dura otto giorni (sette in Israele). 
"E’ una delle tre feste del pellegrinaggio - spiegano dalla Comunità Ebraica di Vercelli - Ricorda la liberazione degli ebrei dalla schiavitù in Egitto. Il termine ebraico Pesach significa 'passaggio' e si riferisce ad una delle dieci piaghe, quando Dio passò oltre le case degli ebrei, risparmiando i loro primogeniti dalla morte che invece colpì tutti i primogeniti egiziani. Il seder rappresenta il protrarsi del racconto delle proprie origini e questo ininterrotto narrare costituisce, oltre a un indubitabile processo di identità culturale, anche la diretta esecuzione del precetto biblico che prescrive di raccontare al proprio figlio l’uscita dall’Egitto. Il tutto è racchiuso nell’Haggadah (narrazione) che comprende il racconto dell’uscita dall’Egitto e le varie interpretazioni rabbiniche nei secoli successivi".

I precetti più importanti di Pesach: mangiare il pane non lievitato, matzah e non cibarsi alimenti che contengano lievito. Questo si traduce in una cena chiamata 'seder' e che viene celebrata le prime due sere di Pesach. Durante il seder viene letta l’Haggadah che narra la storia del popolo ebraico, il conflitto con il Faraone, le 10 piaghe e la fuga dall’Egitto. Durante il seder si prepara un piatto o vassoio sul quale vanno disposti inoltre 3 matzot e diversi alimenti simbolici: maror, erbe amare ricordano ad esempio l'amarezza e il dolore della schiavitù in Egitto.

Come sottolineano dalla Comunità Ebraica di Casale Monferrato, Pèsach è iniziata sabato al tramonto. "A Pesach celebriamo la libertà, ma anche il risveglio della natura, tanto che questa ricorrenza è rammentata nella Torah anche come 'festa della primavera' - precisano -. In famiglia leggeremo, prima e dopo cena, l’Haggadah, il racconto degli episodi narrati nel libro dell’Esodo, e ci sentiremo come se noi stessi stessimo uscendo dall'Egitto. Quest'anno, come già l'anno scorso, anche l'ambiente attorno a noi diventa metafora della schiavitù in Egitto. Quest'anno più che mai sentiamo il bisogno di stare vicini pur essendo lontani".

                                                                            

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