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Processo Malfi: testimonianze "pesanti"

In aula la segretaria e la collaboratrice domestica

tribunale di Vercelli

Il tribunale di Vercelli (foto Gian Luca Marino)

I rapporti economici tra Salvatore Malfi, la sua domestica e la segretaria sono stati al centro dell’udienza di giovedì 11 marzo davanti al collegio giudicante del Tribunale. Continua dunque il processo a carico dell’ex prefetto di Vercelli e di altri quattro imputati, nato dall’inchiesta sull’accoglienza dei migranti. L’ex prefetto e la sua vice Raffaella Attianese devono rispondere, a vario titolo, di minacce, maltrattamenti, abuso d’ufficio ed estorsione; accuse sostenute dai pm Rosamaria Iera e Davide Pretti.


La prima a testimoniare è stata la collaboratrice domestica: “Da un controllo all’Inps mi sono accorta che non mi erano stati versati i contributi. Quando ho chiesto spiegazioni lui mi ha detto che non parlava con la cameriera e di rivolgermi alla sua segretaria”. Più volte Malfi si sarebbe rivolto a lei con insulti: “Sei una cretina, non capisci un c…”; e solo una volta le ha chiesto scusa abbracciandola. La domestica ha quindi deciso di iniziare a registrare le conversazioni dopo che “un giorno, mi ha lanciato un fascicolo addosso: ho avuto paura per la mia incolumità ed era la mia parola contro la sua”. La questione dei contributi non versati ha spinto la donna a rivolgersi ad un avvocato: “Sono stata convocata in ufficio dalla Attianese, mi ha detto di non fare denuncia poi mi ha offerto 1000 euro in contanti: 500 nel suo ufficio e 500 in un bar di Vercelli, oltre a un colloquio per trovare lavoro a mio figlio con Mascarino (altro imputato dello stesso procedimento, ndr)”.


Successivamente ha testimoniato l’ex segretaria di Malfi: “Più volte gli ho detto di registrare il contratto della collaboratrice domestica presso l’Inps, ma non mi ha mai ascoltata”. Anche lei ha poi riferito di aver subito insulti: “Più volte ha detto che mi avrebbe licenziato, di buttarmi dalla finestra e che non capivo niente, lo faceva anche con altre sue collaboratrici”. La segretaria gestiva l’internet banking dell’ex prefetto: “Sono stata accusata di avergli rubato dei soldi dal conto corrente - ha raccontato - Attianese mi ha convocato nel suo ufficio e mi ha detto che dovevo restituire 30.000 euro. In un secondo incontro la somma è diventata di 12.000. Nel terzo mi è stato detto che non avrebbero sporto denuncia se avessi pagato le utenze dell’abitazione della prefettura, pari a 4.000 euro”. Come la domestica, anche lei ha avuto paura di perdere il lavoro: “Mi è stato detto di vergognarmi e che sarei andata su tutti i giornali”.

Entrambe le donne si sono costituite parte civile al processo.

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