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Nucleo investigativo

Asti: svolta nell'inchiesta per l'omicidio Adriatik

Le indagini dei carabinieri hanno permesso di individuare il responsabile

Carabinieri 112

Svolta nelle indagini per l'omicidio di Xhafa Adriatik, albanese di 39 anni, avvenuto ad Asti il 24 ottobre 2020.

Alle prime ore dell’alba di oggi, giovedì 1° aprile, il Nucleo investigativo dei Carabinieri di Asti, coadiuvato nella fase esecutiva da 65 militari del Comando provinciale, unità cinofili, Carabinieri Forestali ed un mezzo del Nucleo Elicotteri di Volpiano, ha dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di Metaliu Gilmond, già detenuto nella la Casa circondariale di Cuneo, per l’omicidio commesso il 24 ottobre scorso in danno di Xhafa Adriatik, dapprima ferito gravemente e poi deceduto il 14 novembre all’ospedale Cardinal Massaia di Asti.

I fatti risalgono a sabato 24 ottobre, quando verso le 23 il Pronto Soccorso dell’ospedale avverte il 112 di un paziente, appena trasportato dal 118, ferito con un colpo d’arma da fuoco, le cui condizioni appaiono subito disperate. L'uomo, pur sottoposto nell’arco delle prime ore a due diversi interventi chirurgici senza riuscire ad estrarre il proiettile nell'addome, peggiora. Dalle prime indagini il quadro emerso risulta alquanto nebuloso: il ferimento, avvenuto poco prima in Corso Matteotti all’angolo con via Allione, sarebbe stato commesso da un numero imprecisato di persone che, sparando un colpo all’indirizzo della vittima, poi identificata in Xhafa Adriatik, residente ad Asti, si sarebbero dati alla fuga facendo perdere le proprie tracce. A qualche decina di metri si trovava un rumeno che, fermo ad un distributore di sigarette, dopo aver udito lo sparo si era avvicinato al ferito, soccorrendolo e chiamando un'ambulanza per portarlo al pronto soccorso.

I carabinieri, coordinati dal sostituto procuratore Laura Deodato, in assenza di testimoni iniziano così un'indagine, avendo come unico punto di partenza il colore scuro di un’autovettura che il soccorritore aveva visto allontanarsi a forte velocità subito dopo. Analizzando tutti gli impianti di videosorveglianza pubblici e privati che riprendessero la zona di Corso Matteotti, gli investigatori notano nell'orario della sparatoria una Bmw serie X6 nera, con targa illeggibile, ma con una diversa luminosità tra i due fari anteriori e i cerchioni bruniti. Intanto i carabinieri ricostruiscono i precedenti della vittima, che era stata condannata a sei anni dal Tribunale di Asti per maltrattamenti in famiglia ed estorsione, e aveva un passato con precedenti specifici per sfruttamento della prostituzione e sequestro di persona. Proprio sui luoghi della prostituzione si ha la prima svolta delle indagini: nelle vicinanze di un distributore di Corso Alessandria, dotato di sistema di videosorveglianza, vengono acquisiti i filmati in cui è ripresa una Bmw Serie X6 nera, con le stesse caratteristiche dell'auto individuata, che avvicina una prostituta, poi risultata essere la moglie della vittima, e con cui ha una discussione, per poi allontanarsi dopo qualche minuto. Rintracciata e interrogata la donna, i carabinieri identificano così Metaliu Gilmon, 41enne albanese residente ad Asti, coniugato, con precedenti di polizia per reati contro la persona, falso ed armi, collocandolo sul luogo della sparatoria, pur non potendo provarne la responsabilità.

Nei giorni seguenti il muro del silenzio si rompe: si ha modo di approfondire come, contrariamente a quanto pareva all’inizio, ai fatti erano presenti in strada diverse persone, estranee ai fatti, ma in grado di chiarirne l’esatta dinamica. Vengono così interrogati diversi residenti della zona che confermano univocamente come l’autore del ferimento fosse stato il conducente della Bmw di colore nero. Giunto in corso Matteotti all’angolo con via Allione, una volta sceso, il guidatore aveva esploso un colpo d’arma da fuoco all’indirizzo della vittima e, solo per l'intervento di altri connazionali lì presenti, aveva poi desistito dall'ucciderlo: la descrizione corrispondeva pienamente con Metaliu. Gli elementi raccolti permettono agli inquirenti di mettere sotto intercettazione le utenze telefoniche dell’indagato e della sua cerchia familiare, da cui si comprende come quest'ultimo avesse trovato un’abitazione diversa dove nascondersi per sottrarsi alla cattura, disfacendosi del telefono in suo possesso, e fissare l’ultima localizzazione dell’autovettura in un’area boschiva di Isola d’Asti.

Il pedinamento della moglie consente di individuare la casa utilizzata dal fuggitivo in uno stabile di via Testa ad Asti, di proprietà di un connazionale estraneo ai fatti, dove riceveva la visita giornaliera della moglie con generi alimentari e vestiti; i carabinieri collocano anche una telecamera nascosta per individuare la rete di eventuali fiancheggiatori. La svolta si ha la notte di sabato 1° novembre, quando da una telefonata si capta la volontà di Metaliu di lasciare il territorio nazionale, chiedendo alla moglie di raccogliere il necessario e di trascorrere con i figli la notte insieme. A questo punto, d’intesa con il sostituto procuratore, i carabinieri decidono di intervenire attraverso un blitz simultaneo su tre obiettivi per evitare che possibili telefonate possano allertare l’indagato: la casa di via Testa, dove sarebbe dovuto essere l’autore del ferimento, l’abitazione della moglie e un garage abbandonato dove, nel frattempo, le attività di tracciamento dei segnali gps, avevano circoscritto la possibile area dove era nascosta l’autovettura. Metaliu viene trovato in casa da solo con le valigie pronte per la fuga, non opponendo alcuna resistenza all’arresto; la moglie si trova con la figlia mentre ad Isola d’Asti, mentre in un garage viene ritrovata la Bmw.

Metaliu Gilmond viene portato in carcere per tentato omicidio in attesa dell’udienza del Gip che oggi, giovedì 1° aprile, ha convalidato il decreto di fermo emesso dalla dottoressa Deodato e disposto la custodia cautelare in carcere. Gli approfondimenti investigativi hanno poi permesso di circoscrivere le circostanze in cui è maturato l'omicidio. La notte dei fatti  Metaliu aveva avuto la lite con la moglie della vittima per un credito dovuto a stupefacente ceduto e non ancora pagato: da qui l’origine dello scontro tra i due e il regolamento di conti. La ricostruzione della rete di spaccio in cui l’indagato era coinvolto ha portato all’esecuzione di 15 perquisizioni in altrettante abitazioni tra San Damiano d’Asti, Asti ed Isola d’Asti per cui sono ancora in corso le indagini. Notificati anche 5 avvisi di garanzia ad altrettante persone (1 albanese e 4 italiani), per il reato di spaccio di stupefacenti in concorso. Il nuovo provvedimento cautelare, infine, deriva dalla modifica del capo d’imputazione conseguente alla morte della vittima e alle ulteriori indagini che hanno fatto luce sulle ragioni su cui si è fondato il grave fatto di sangue.

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