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Chiacchiere di moda

Alber Elbaz, non è un addio

Ciò che resterà dopo la scomparsa di un’icona: un piccolo omaggio

Alber Elbaz

Alber Elbaz

Sapete cosa accomuna i grandi personaggi che hanno segnato la storia, gli eroi mitologici e tutte le cosiddette “leggende”? La portata memorabile delle loro azioni o l’incantevole immortalità del pensiero che hanno elaborato. Potrebbe sembrare un’iperbole fanatica, ma Alber Elbaz è nel novero degli indimenticabili, per lo meno nel settore moda.

Dopo aver lottato per trovare il suo posto nel mondo e aver svecchiato Lanvin (di cui Elbaz è stato Direttore creativo per una quindicina di anni) fino a riportare il brand di nuovo nella sezione di punta della moda, con un’ondata di creatività che il marchio non vedeva ormai da tempo, il designer israeliano aveva finalmente dato vita a AZ Factory, il suo brand in collaborazione con Richemont. A rendere memorabile la genialità di Elbaz è la devozione, in primis verso la donna - in senso lato – e in particolare verso la femminilità, la forma e il significato, e in seconda battuta la curiosità e l’autocritica, che lo ha portato a trarre ispirazione dalla Silicon Valley proprio in occasione del suo ultimo progetto AZ Factory. Con lo stesso germogliare innovativo che segue e dà il la alla nascita delle start up, così nasce la ricerca che dà vita ad AZ Factory, l’ultimo cimelio di Alber. La moda come presentata nella sfilata digitale di debutto di AZ Factory a gennaio, è la fioritura di una collaborazione fra hi-tech e ricerca stilistica, di cui Elbaz si è fatto fautore nelle vesti di ingegnere, proprio a sottolineare la minuzia di decisioni che hanno guidato la nascita e l’esplosione mediatica di quella che lo stesso “ingegner Elbaz” preferisce chiamare storia, piuttosto che l’ormai canonica classificazione di “capsule”.

Lo storytelling portato in scena nel Fashion Show racconta di una donna libera di sentirsi a proprio agio in ogni situazione, facendosi abbracciare dai tessuti che vanno a coprire quel gap affezionale creato dal Covid: la maglia scelta modella anziché fasciare, valorizza anziché segnare. Anche l’eleganza di un abito da sera diventa comodo e adattabile a più occasioni grazie al tessuto tecnico tipico dell’activewear. Le sneaker non sono solo più l’accessorio da tutti i giorni, trasformandosi in un punto di forza per esaltare le gambe senza uscire dalla propria zona di comfort. Insomma, un amore smisurato verso la donna, una donna che per Elbaz può indossare qualunque taglia per essere femminile. Una devozione alla sensualità femminile mai volgare. La visione di una moda che avvicina piuttosto che allontanare ed è inclusiva e sostenibile, oltre che essere un continuo studio di ciò che potrebbe e dovrebbe sdoganare la donna dai cliché fondativi di un modo di pensare che necessita uno svecchiamento. Alber Elbaz non c’è più, ma rimangono i prospetti futuri delle fondamenta che Alber ha gettato e ci auguriamo che a cogliere questi input sia una mente altrettanto geniale e fuori dagli schemi. E se questo articolo fosse uno spettacolo di teatro in onore di Alber Elbaz, certamente a questo punto staremmo assistendo a una standing ovation.

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