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Chiacchiere di moda

Il bando del poliuretano dalle competizioni di nuoto

L’incredibile storia del “doping tecnologico”

Paul Biedermann e Michael Phelps, Mondiali di Roma 2009

Paul Biedermann e Michael Phelps, Mondiali di Roma 2009

Oggi parliamo di poliuretano. È vero, detto in questi termini, potrebbe significare poco o nulla ai più, ma il poliuretano è stato nel 2009 al centro del dibattito sportivo a causa della sua natura non tessile e al suo stretto legame coi costumi dei nuotatori.

È il febbraio 2008 quando Speedo annuncia ufficialmente l’introduzione di una nuova tecnologia – studiata in collaborazione con la Nasa – per rendere più performanti i suoi costumi, in particolar modo presenta l’Lzr Racer, un costume pensato per ridurre al minimo l’attrito dell’acqua, permettendo di raggiungere traguardi agonistici nuovi. Il mix di tessuti scelti era un bilanciamento di elastan e poliammide, leggero, idrorepellente e liscio. Lzr Racer aveva operato un altro grande cambiamento nel mondo dell’abbigliamento tecnico del nuoto: gli orli delle parti in tessuto erano infatti tra loro uniti utilizzando il calore delle onde ultrasoniche, il che rendeva le cuciture meno spesse e di conseguenza vi era una riduzione d’attrito dell’otto per cento. Il poliuretano era sì presente, ma non su tutta la superficie del costume, bensì su punti strategici per la postura dei nuotatori e per l’idrodinamismo del movimento.

Un bel passo in avanti dai costumi in lana di inizio Novecento, ma anche rispetto alla seta (che è succeduta alla lana nel 1928, proprio grazie al fondatore di Speedo, Alexander MacRae) o al cotone (grande scalpore per le nuotatrici della Germania dell’Est negli anni Settanta per le sue trasparenze). Eppure, Lzr Racer ha ottenuto tante polemiche e poca longevità: nemmeno a dirlo, i quattordici record dei Mondiali di nuoto del 2009 hanno soprannominato il poliuretano “doping tecnologico” e portato la Fina - associazione che regola il nuoto agonistico - a mettere al bando i costumi in poliuretano, che nel frattempo avevano trovato successo anche con altri brand, uno fra tutti Arena. La cosa più curiosa è che il mondo del nuoto non ha smesso di infrangere record mondiali. Quello che ha insegnato l’introduzione del poliuretano è che alla base del miglioramento della performance c’è il cambiamento di postura, che permette di lavorare sul dinamismo ottenendo risultati sempre più sfidanti. In un’era post poliuretano, stiamo imparando a costruire strutture quasi scheletriche di cuciture, con l’aggiunta per esempio nei costumi in nylon di Arena della fibra di carbonio, che permette una maggiore compressione e di conseguenza un miglior risultato in gara. Quello che l’estrema aderenza dei costumi in poliuretano ha dimostrato è che la vera vittoria si ottiene con un diverso approccio all’allenamento, imparando talvolta qualcosa di essenziale dallo studio dei tessuti, anche nel mondo dello sport. La postura, semplice no?

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