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03-08-2020 08:00

Economia: 4 micro imprese su 10 rischiano la chiusura
L'allarme della Cgia di Mestre
 
Quattro micro imprese su 10 rischiano la chiusura a causa della crisi economica provocata dall’emergenza sanitaria esplosa nei mesi scorsi.

A dirlo è la Cgia di Mestre, l’associazione che raggruppa artigiani  e piccole imprese, a seguito dei risultati dell’ultima nota mensile pubblicata dall’Istat sull’andamento dell’economia italiana. L’Istituto, infatti, ha realizzato un sondaggio su un campione rappresentativo di aziende italiane di diversa dimensione da dove è emerso che le micro realtà aziendali sono, tra tutte, quelle più in difficoltà.

“Ci riferiamo – esordisce il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo – a quel ceto medio produttivo costituito da imprese dei servizi, negozianti, botteghe artigiane e partite Iva con meno di 10 addetti che dopo il lockdown non si sono più riprese e, ora, hanno manifestato l’intenzione di chiudere definitivamente la saracinesca. I settori più vulnerabili alla crisi emersi da questa indagine sono stati i bar, i ristoranti, le attività ricettive,  il piccolo commercio, il comparto della cultura e dell’intrattenimento. Nel produttivo – conclude Zabeo – le difficoltà hanno investito soprattutto il settore del mobile, del legno, della carta e della stampa, nonché il tessile, l’abbigliamento e le calzature. Con poca liquidità a disposizione e il crollo dei consumi delle famiglie, i bilanci di queste micro attività si sono colorati di rosso. Una situazione ritenuta irreversibile che sta inducendo tanti piccoli imprenditori a gettare definitivamente la spugna”.

Il segretario della Cgia Renato Mason sottolinea che “circa il  60 per cento della contrazione ha riguardato attività legate al comparto casa: edili, lattonieri, posatori, dipintori, elettricisti, idraulici, etc. hanno vissuto anni difficili e molti sono stati costretti a cessare l’attività. La crisi dell’edilizia e la caduta verticale dei consumi delle famiglie sono stati letali”.

Le previsioni, purtroppo non lasciano presagire nulla di buono: “Con un Pil che nelle più rosee previsioni quest’anno dovrebbe diminuire del 10 per cento, quasi il doppio della contrazione registrata nel 2009, il pericolo che il numero dei disoccupati aumenti esponenzialmente è molto elevato – commentano dalla Cgia - La chiusura dovuta alla crisi di molte piccole attività ha anche delle ricadute sociali altrettanto negative. Quando chiude definitivamente la saracinesca un piccolo negozio o una bottega artigiana si perdono conoscenze e saper fare difficilmente recuperabili. Altresì, viene meno un punto di socializzazione, c’è meno sicurezza, più degrado e la qualità della vita di quel luogo peggiora”.
Crpwebtg

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