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Cronaca

30-11-2019 06:50

Vercellese: muore gatto, indagano i Ris
La proprietaria chiede 30.000 euro di risarcimento
 
Chiede 30.000 euro al vicino perché secondo lei è il responsabile della morte del suo gatto. Lo avrebbe ucciso con un colpo di carabina ad aria compressa sparato dal terrazzo. L’uomo, un vercellese residente in un paese fuori città, difeso dall’avvocato Tommaso Ferrara, rischia di pagare ulteriori 10.000 euro. Questa è, infatti, la richiesta formulata, mercoledì pomeriggio, dal pubblico ministero. Sì perché la vicenda, che risale a più di 24 mesi fa, dopo aver coinvolto anche i Ris di Parma, è approdata in un’aula del Tribunale di Vercelli. Si concluderà nelle prossime settimane quando il giudice, Cristina Barillari, leggerà la sentenza.

I fatti.

È il 13 giugno 2017. Nel cortile di un agglomerato di case in un piccolo paese della provincia all’improvviso un gatto viene raggiunto da un colpo sparato da un’arma ad aria compressa. La proprietaria lo trova il giorno seguente. Le sue condizioni sono molto gravi. Poco tempo dopo verrà infatti soppresso. Una pallottola gli ha centrato la prima vertebra lombare e ha provocato la paralisi delle zampe posteriori e la frattura del bacino. La donna decide quindi di sporgere denuncia ai carabinieri. Gli inquirenti concentrano le loro attenzioni sul vicino. Fra i due, come emergerà nel corso del dibattimento, non ci sono mai stati particolari dissapori. Né si sono verificati litigi. Le indagini, però, proseguono. L’arma che l’uomo detiene legalmente, una Diana modello 46 calibro 4,5, viene sequestrata.

L’uomo viene rinviato a giudizio con l’accusa di crudeltà sugli animali. A questo punto entra in scena un maresciallo del Reparto investigazioni scientifiche di Parma che esegue una perizia sulla carabina. I frammenti, ritrovati all’interno del corpo del gatto, non sono associabili all’arma sequestrata. Motivo? Sono molto deformati. Non è poi possibile affermare, secondo l’esperto del Ris, se la Diana modello 46 abbia sparato di recente.
Mercoledì pomeriggio il pubblico ministero formula quindi la richiesta di condanna: il pagamento di 10.000 euro alla vicina di casa. Lei, che si è costituita parte civile, ne chiede ulteriori 30.000. La difesa del vercellese vuole l’assoluzione per non aver commesso il fatto e per insufficienza di prove.

Si tornerà in aula nelle prossime settimane.

Matteo Gardelli
2019 - Riproduzione Riservata














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