Wednesday

, 24 July 2019

ore 09:29

Cronaca

10-07-2019 08:27

Santhià: 1.000 euro per la sanguinosa rissa
Il pm aveva chiesto 3 anni di reclusione
 
Una battuta, uno spintone, poi la rissa dalla quale, quella sera del 23 febbraio di due anni fa, un venticinquenne di Santhià era uscito con gravi lesioni, tali da essere trasportato all’ospedale. In due, trentenni biellesi, sono finiti a processo con l’accusa di lesioni aggravate; il pubblico ministero ha chiesto la condanna a 3 anni ma il giudice li ha condannati a 1000 euro di multa.

Lesioni colpose, come se fosse una sorta di eccesso di legittima difesa; per una serie di fatti, emersi nel corso del dibattimento, i due trentenni si sarebbero trovati in una situazione di confusione e di potenziale pericolo al quale avrebbero reagito. Per la vittima stabilita anche una provvisionale di 5mila euro e il risarcimento dei danni, che avverrà in sede civile.
Una vicenda complicata, ricostruita nel corso del dibattimento, che balzò anche alla ribalta delle cronache nazionali dopo che il ragazzo, vittima dell’aggressione, si era rivolto a giornali e programmi televisivi. Tutto accadde la sera del 23 febbraio di due anni fa; il ragazzo aveva raccontato in aula che quella sera, era uscito di casa ed era andato in corso Nuova Italia, con due conoscenti, dove da poco si erano conclusi i festeggiamenti per il giovedì grasso.

Qui, secondo quanto aveva riferito, avrebbe incontrato la mamma e il fratello, disabile, e si sarebbe avvicinato a loro per parlare quando “mi sono accorto che c’erano due persone, che non conoscevo, che stavano vicino a mio fratello e uno di loro lo insultava, lo prendeva in giro”. “Il primo pugno l’ho schivato, ho reagito cercando di prendergli gli occhiali - aveva raccontato il 25enne - A quel punto l’altra persona mi è venuta addosso come una valanga. Ho preso calci sulla schiena, sulla testa, dove capitava. Anche un calcio sulla bocca che mi ha spaccato tre denti e provocato un taglio al sopracciglio. Sono stato portato in ospedale in ambulanza”.

Diversa però la versione raccontata in aula da uno dei due ragazzi che quella sera si trovavano con il giovane che poi nella colluttazione ha riportato la peggio. Nessun insulto a suo fratello disabile quanto piuttosto “una battuta scherzosa. Visto che il ragazzo era in sella ad una bicicletta a tre ruote, uno dei due si è avvicinato e probabilmente non accorgendosi che è disabile, a prima vista non si nota, gli ha chiesto se lo portava a fare un giro. Era una battuta scherzosa. Poi non so come è scoppiato il tutto, io quando ho visto la rissa mi sono allontanato”. Ma poi, sollecitato dalle domande, aveva ammesso che forse il primo pugno lo aveva sferrato proprio la “vittima” del pestaggio, che aveva fatto anche una mossa di karate. Sulla scena poi anche la presenza di un pittbull (che fortunatamente, al di là di abbaiare, nulla aveva fatto): insomma una situazione di confusione che sarebbe stata percepita dai due biellesi come di potenziale pericolo, dal quale si sarebbero “difesi”.










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Andrea Cherchi

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