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Cronaca

30-06-2020 06:23

Vercelli, casa di riposo: indagata Chiara Serpieri
Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Davide Pretti, a una svolta
 
Il direttore generale dell’Azienda sanitaria di Vercelli, Chiara Serpireri, è stata iscritto nel registro degli indagati per i fatti della casa di riposo di piazza Mazzini del capoluogo. Nei suoi confronti verrebbe ipotizzato il reato di omissione di atti d'ufficio.

Come anticipato venerdì 26 giugno da La Sesia, la decisiva svolta nelle indagini - coordinate dal sostituto procuratore Davide Pretti e che avevano già portato ad altri cinque indagati - è dunque arrivata. Per quanto riguarda Serpieri, la Procura starebbe approfondendo le comunicazioni con la casa di riposo e un particolare aspetto legato alla commissione di vigilanza dell’Asl. Gli uomini del sostituto procuratore Pretti vorrebbero infatti capire le tempistiche di comunicazione con la struttura di piazza Mazzini e l’attivazione della commissione. In entrambi i casi, secondo la magistratura inquirente, sarebbero avvenute in ritardo.

Come rivelato dall’inchiesta pubblicata da La Sesia il 22 maggio, la casa di riposo lancia l’allarme il 24 marzo. Il direttore, Alberto Cottini, tramite le lettere pubblicate in esclusiva dal nostro giornale, scrive al sindaco e al direttore generale dell'Azienda  sanitaria locale. Dopo aver informato che “la scorsa notte sono purtroppo mancati altri due ospiti, portando il numero dei deceduti causa quasi certamente Coronavirus, tra ricoveri in ospedale e presso l'ente, a 8” lancia un disperato grido d'aiuto. Cottini dice che la situazione "esula completamente dalle nostre capacità e dalle nostre possibilità operative". Non solo. Il direttore spiega che l'emergenza ha già "esaurito la forza fisica e mentale di tutto il personale che sta lavorando senza risparmiarsi, in condizioni precarie, per garantire la sicurezza e la tranquillità degli ospiti". Rivolgendosi al sindaco e al direttore generale dell'Asl, Cottini è chiarissimo: "Non siamo assolutamente attrezzati per affrontare le conseguenze dell'epidemia in corso" e dice che risultano "del tutto impotenti". Il direttore fa anche sapere: "Non siamo nelle condizioni operative di sapere quanti, tra gli ospiti e i dipendenti, possano avere contratto l'infezione". Poi avverte: la casa di riposo non può "mettere in pratica le seppur minime e indispensabili misure conseguenti". Cottini tratteggia un quadro chiaro e allarmante: "Come personale dipendente, tutti stiamo lottando e ci stiamo battendo con qualcosa di immane che la gente, coscienziosamente chiusa in casa propria, non può neanche lontanamente immaginare né forse concepire". Per questi motivi fa appello a sindaco e direttore generale dell'Asl per avere "consigli, strategie» e soprattutto «indispensabile supporto materiale". Il sindaco, Andrea Corsaro, ricevuta la lettera, sempre il 24 marzo scrive subito tre missive. La prima (protocollo 17473) al presidente della Regione, Alberto Cirio, all'Unità di crisi, alla Protezione civile (Regione Piemonte), al Coordinamento  regionale di volontariato, ai Comitati regionali e provinciali della Croce Rossa. La seconda lettera (protocollo 17474) è indirizzata al direttore generale dell'Asl, Chiara Serpieri perché competente per territorio e al prefetto, Francesco Garsia. Infine la terza (protocollo 17479) solo a Garsia. L'oggetto è sempre lo stesso: “Richiesta di intervento urgente presso casa di riposo - piazza Mazzini 15, Vercelli”.

La vicenda
Inizia il 12 marzo. Un paziente diabetico viene accompagnato al Sant'Andrea per la dialisi. Durante il ciclo la temperatura interna dell'uomo inizia a salire. Il personale sanitario si insospettisce e decide di eseguire un tampone ed effettuare un esame radiologico. Terminata la dialisi, l'anziano viene rimandato in piazza Mazzini. L'uomo, che ha un buon quadro clinico, viene posizionato in una stanza isolata dove entra ed esce solo il personale. Sabato 14 marzo arriva l'esito del tampone: è positivo al Covid19.

“Non abbiamo posti per questi pazienti”
Giovedì 19 marzo, durante il “giro serale” del personale sanitario, suona l'allarme. Alcuni ospiti hanno la febbre e la saturazione bassa. Viene chiamato il 118. Interviene un'ambulanza medicalizzata. Il dottore constata la presenza di diversi pazienti con sintomi tipici da Coronavirus. Cinque di questi sono in codice rosso, il più grave delle emergenze. Il medico segnala subito alla centrale la necessità di un ricovero immediato in ospedale. La centrale contatta il Sant'Andrea che fa sapere: "In questo momento c'è un solo posto libero". A quanto appreso, nel corso del colloquio telefonico, emerge anche la non disponibilità del letto. Perché? Perché sarebbe stato riferito al medico, intervenuto in piazza Mazzini, che era "meglio lasciarlo a un paziente più giovane". A questo punto viene allertata la Protezione civile che porta le bombole di ossigeno nella struttura. Nell'arco della settimana successiva i cinque pazienti moriranno tutti. 

La sequenza dei decessi
Dal 2 all'8 marzo ci sono stati due morti all'interno della struttura di piazza Mazzini. Dal 9 al 15 marzo, poi, è stato registrato un decesso. Dal 16 al 22 marzo i morti sono stati tre. Il picco dei decessi, in casa di riposo, comincerà dal 23 marzo, quattro giorni dopo il giro visite che aveva fatto scattare l'allarme. Quattro giorni dopo che, secondo quanto emerso dalle indagini della Procura, l'ospedale avrebbe negato il ricovero di cinque pazienti in codice rosso. I morti saranno poi 41 in 38 giorni.

Gli altri indagati
Oltre a Serpireri ci sono già il direttore e la direttrice sanitaria della casa di riposo, il medico del 118 che ha smistato la chiamata di emergenza, il primario del Pronto soccorso e un rianimatore dell’ospedale di Vercelli.

Matteo Gardelli




















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